Bonus assunzioni: proroga 2016 con fondi da pensioni

di LavoroImpresa

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Bonus assunzioniUna delle scadenze più importanti che il governo non può sottovalutare è quella relativa agli sgravi sul lavoro. A dicembre, infatti, scadranno le agevolazioni sul lavoro che hanno permesso, in questi mesi, di rimettere in moto il comparto occupazionale. Il mancato rinnovo delle agevolazioni potrebbe procurare un grave danno alle imprese in quanto verrebbe a mancare quella linfa che fino ad oggi è stata il motore della ripresa dell’occupazione. C’è, però, un problema: mancano i fondi per rinnovare gli sgravi. La soluzione potrebbe arrivare dalle pensioni.

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Gli sconti fiscali per chi assume nuovo personale stanno per scadere. Si cercano i fondi necessari al rinnovo. Ma difficilmente si trovano senza dover procedere con un taglio alla spesa. E per taglio alla spesa ormai si intende sempre più riduzione dei servizi e abbattimento delle detrazioni e deduzioni fiscali. Il governo, però, pare avere la soluzione a portata di mano e sarebbe pronto a metterla in pratica. Per cominciare il bonus assunzioni potrebbe diventare strutturale e, pertanto, non dovrebbe più essere legato alla legge di stabilità. L’idea è quella di abbattere di sei punti il cuneo contributivo, tre punti a carico del datore di lavoro e tre punti a carico del lavoratore, per le assunzioni effettuate con le regole del Jobs Act e, quindi, contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato e privo di articolo 18.

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Tutta questa operazione, secondo i piani del governo, dovrebbe essere a costo zero ossia senza alcun onere per lo Stato poiché si andrebbe a recuperare la spesa dalla pensione dei lavoratori. In pratica si tagliano i contributi previdenziali da versare all’INPS in cambio di una pensione più leggera. Il lavoratore, tuttavia, potrà scegliere se investire i suoi tre punti percentuali in un fondo pensione integrativo oppure riceverli, tassati, in busta paga. L’operazione potrebbe rappresentare un colpo basso per i lavoratori più giovani che pur di essere assunti si troverebbero da una parte a dover rinunciare ad una consistente fetta di pensione, già ridotta ai minimi, e dall’altra a vedere applicata la tassazione Irpef sui contributi incassati in busta paga. C’è, inoltre, il concreto rischio che il riconoscimento dei contributi in busta paga possa vanificare il diritto a ricevere il bonus da 80 euro.

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