I social network spaventano le Pmi

di Roberto Grementieri

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Secondo uno studio condotto da A&F Research per conto di Trend Micro le Pmi mostrano qualche patema d’animo quando si parla di Social Network. Perche? Pe rle possibili ripercussioni in materia di sicurezza informatica e riservatezza dei dati.

In una scala da 1 a 5, gli intervistati attribuiscono infatti un valore di 2,68 al furto dei dati aziendali e di 2,65 a quello dei dati personali. Una valutazione in entrambi i casi addirittura superiore a quella generata dal cosiddetto credit crunch, al quale le Pmi assegnano un punteggio di 2,61.

Il problema dello Spam è chiaramente uno dei più sentiti (40% dei casi), così come ancora preoccupano i Virus (24,6%). E non son poche le realtà  che segnalano problemi legati al furto o allo smarrimento di PC portatili o smartphone, con conseguente perdita di dati aziendali.

Non mancano poi altre preoccupazioni legate ai comportamenti del personale che lavora in azienda e all’uso improprio di Internet e degli altri strumenti di comunicazione durante l’orario di lavoro.

Attualmente, infatti la maggioranza degli interpellati dichiara di essere intervenuta o di aver intenzione di intervenire su tre aree principali: pornografia (56,2%), dei giochi (41,8%), scommesse e lotterie (37,9) in buona parte già  oggi non accessibili, specie nelle aziende di maggiori dimensioni.

Meno omogenee sono invece le decisioni per quanto riguarda chat e siti di social networking.

Attualmente sono il 22,3% degli interpellati che vietano l’accesso alle chat, ma in futuro potrebbero salire al 33%. Similmente, per quanto riguarda i social network, si dovrebbe passare dal 21,4% di oggi al una restrizione nel 24,3% nel prossimo futuro.

Le preoccupazioni, va detto, riguardano però due aspetti differenti.
Da un lato la sicurezza vera e propria, dall’altro la percezione che un’eccessiva libertà  nell’utilizzo di questi strumenti possa tradursi in eccessive perdite di tempo, con un impatto evidente sulla produttività .

Per questo motivo, le aziende interpellate si sono dette favorevoli a un tempo di utilizzo moderato e limitato: la maggior parte delle aziende (il 68%) ritengono accettabile un utilizzo non superiore ai 20 minuti al giorno.

Va detto, tuttavia, che le aziende più piccole appaiono meno tolleranti, infatti solo il 26,3% giudica opportuno un utilizzo oltre i 20 minuti.
Mentre il 44% delle aziende più grandi considera accettabile superare tale limite.

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