Tratto dallo speciale:

ICE: opportunità  per imprese italiane all’estero

di Paolo Sebaste

scritto il

Se le previsioni per l’economia mondiale si presentano a tinte fosche, l’Istituto per il Commercio Estero prova ad inforcare lenti colorate per individuare i segnali positivi per le imprese italiane.

Con la presentazione del VII Rapporto “Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori” – recentemente pubblicato in collaborazione con Prometeia – l’ICE delinea il quadro della situazione economica mondiale alla luce della crisi attuale.


Ne viene fuori la lettura di un contesto che, pur presentando criticità  eccezionali, con un cauto ottimismo coglie il rovescio della medaglia: l'altro aspetto che ogni impresa ricerca, o dovrebbe ricercare, nel posizionarsi sui mercati, la sfida.

Leggendo in tale ottica i dati del rapporto – che a una prima lettura appare un bollettino di guerra – è possibile percepire le opportunità  per le imprese italiane sui mercati esteri individuate dai due istituti nonostante l’attuale crisi.

Una congiuntura che, come primo effetto, pare abbia operato uno sconvolgimento, almeno nel ridefinire i valori di crescita della domanda di beni e servizi. Dinanzi a noi, ormai, un mondo in cui l'economia sarà  sempre più trainata dai Paesi in via di sviluppo che, in virtù di materie prime e risorse naturali, si affiancheranno alle regioni che fino ad oggi hanno giocato il ruolo chiave per lo sviluppo dell'economia mondiale (Stati Uniti ed Europa Occidentale in testa).

In questo scenario, il nostro Paese appare piccolo e decentrato ma, comunque, con un potenziale elevato.
Il tessuto produttivo italiano, costituito in misura preponderante da Pmi e piccole e micro imprese, se per un verso può presentare problematiche legate ad una presenza stabile sui mercati esteri potrebbe – se opportunamente sostenuto – rappresentare un fattore di penetrazione formidabile, in grado di affermarsi per merito della stessa vivacità  e capacità  di adattamento già  dimostrate in un passato neppure troppo remoto.

Le imprese italiane, soprattutto le Pmi sono quindi “invitate” ad assumere un ruolo di interprete ancora più attento ai segnali che giungono, tra l'altro, neanche troppo distanti dalle rotte commerciali abituali.