Secondo lavoro compatibile con assenza per malattia

di Redazione PMI.it

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Le condizioni che consentono al lavoratore assente per malattia di svolgere un secondo lavoro, rendendo illegittimo il licenziamento.

L’assenza per malattia non compromette la possibilità di svolgere un secondo lavoro presso terzi, purché si possa dimostrare che questo è compatibile con lo stato di malattia e che non comprometta la guarigione, ovvero non ritardi il suo reinserimento nell’attività lavorativa principale (provocando un danno al datore di lavoro).

Con la sentenza n. 15989/2016, la Corte di Cassazione si è posta in linea con precedenti pronunce della stessa Corte, ad esempio la n. 23365/2013 con la quale era stato definito illegittimo il licenziamento di un lavoratore che, posto in malattia, aveva trovato un secondo lavoro che però non pregiudicava la guarigione.

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Il caso

Nel caso in commento, una lavoratrice di una società era stata assente per un intero mese a causa di una sindrome ansioso-depressiva provocata dall’ambiente di lavoro. In questo periodo di tempo la lavoratrice aveva svolto mansioni di natura domestica, cinque giorni a settimana per quattro ore al giorno. Fatto ritenuto dalla società motivo legittimo di licenziamento.

Di diversa ipotesi la Corte d’appello che aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento chiedendo il suo immediato reintegro sul posto di lavoro e condannando la società al risarcimento del danno, commisurato alle retribuzioni globali di fatto maturate dal recesso all’effettivo reintegro, oltre rivalutazione, interessi e spese di entrambi i gradi.

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La società aveva quindi proposto ricorso in Cassazione, la quale ha ricordato che il lavoratore assente per malattia non è fatto divieto assoluto di prestare, durante tale assenza, un’attività lavorativa in favore di terzi e che, purché questa non evidenzi una simulazione di infermità o che si dimostri che il lavoratore abbia agito fraudolentemente in danno del datore di lavoro, non si configura una giusta causa di licenziamento.

Nel caso in questione la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società di ristorazione essendo stato il licenziamento fondato sull’incompatibilità dell’attività prestata durante la malattia al recupero delle facoltà necessarie a riprendere l’attività lavorativa da parte della lavoratrice, ritenendo che quest’ultima avesse agito in danno del datore di lavoro, ritardando o compromettendo la riabilitazione.

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