Dopo la riapertura del portale GSE, sul Conto Termico 3.0 arriva un secondo intervento che incide direttamente sulla disponibilità delle risorse. Il fondo annuo resta fermo a 900 milioni di euro, mentre cambia la distribuzione interna: 50 milioni vengono spostati verso la Pubblica Amministrazione e la quota destinata ai soggetti privati, comprese le imprese, scende da 500 a 450 milioni.
Nuova ripartizione delle risorse con decreto MASE
Il decreto direttoriale n. 72 del 10 aprile 2026 ridisegna la capienza del meccanismo per l’anno in corso. Non viene toccato il plafond complessivo, che resta pari a 900 milioni di euro annui, mentre viene corretta la ripartizione tra settore pubblico e componente privata:
- 450 milioni di euro sono destinati agli interventi realizzati dalle amministrazioni pubbliche;
- 450 milioni di euro sono destinati agli interventi realizzati dai soggetti privati, dentro cui rientrano anche le imprese.
La notizia, quindi, non è un taglio generale del Conto Termico, bensì una rimodulazione interna delle risorse che restringe la quota disponibile per la componente privata e rafforza quella riservata alla PA.
La rimodulazione arriva dopo l’ondata di domande
La scelta del Ministero nasce dal volume delle istanze arrivate dopo l’entrata in vigore della nuova disciplina. Il GSE aveva già comunicato la sospensione del Portaltermico dopo il superamento del limite annuale di spesa, con richieste complessive salite a circa 1,3 miliardi di euro in poche settimane.
Nella comunicazione ufficiale sulla rimodulazione si richiama la numerosità e la distribuzione delle istanze presentate, elemento che ha spinto il MASE a rafforzare la capienza destinata alla PA per garantire continuità allo strumento anche sul fronte pubblico.
Portale riaperto soltanto per l’accesso diretto
Dal 13 aprile il GSE ha riattivato il portale per l’invio delle domande, però in questa fase è consentito solo l’accesso diretto. Questo significa che possono essere presentate le richieste riferite a interventi già conclusi da parte di privati, imprese, Enti del Terzo Settore e Pubbliche Amministrazioni.
Per le imprese resta disponibile anche la funzione di valutazione preliminare, utile quando i lavori non sono ancora terminati e serve un riscontro anticipato sulla compatibilità dell’intervento con le regole del meccanismo.
Proroga di 40 giorni per le richieste rimaste nel blocco
Tra gli aspetti più utili da segnalare c’è la proroga concessa dal GSE nei casi colpiti dalla chiusura temporanea del portale. Nei procedimenti in accesso diretto, se il termine dei 90 giorni dalla fine lavori ricadeva nel periodo di sospensione compreso tra il 3 marzo e il 12 aprile 2026, il termine per presentare la domanda viene esteso di 40 giorni.
La stessa finestra aggiuntiva riguarda anche le richieste con data di fine lavori compresa tra il 25 dicembre 2025 e il 12 aprile 2026. È una correzione utile per evitare che la pausa tecnica del portale si traduca nell’esclusione di interventi già conclusi e potenzialmente ammissibili.
Privati e imprese con una capienza annua più stretta
Per chi presenta domanda nel 2026, il dato da monitorare adesso è la minore disponibilità della quota privata. Il decreto non riscrive l’impianto generale del Conto Termico 3.0, né modifica categorie di beneficiari, interventi ammessi e procedure già fissate dal GSE; restringe però lo spazio finanziario entro cui dovranno trovare copertura le domande di cittadini e imprese.
Tradotto in termini pratici, il fondo per la componente privata si muove ora dentro un tetto di 450 milioni di euro. In un mercato che ha già mostrato una domanda molto superiore alle attese, questo dato pesa sulla velocità con cui potranno saturarsi le risorse ancora disponibili.