Aumento tassi BCE e costo del denaro penalizza Pmi

di Noemi Ricci

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Aumento tassi BCE e costo del denaro (0,25% fino al 2012): salgono rate mutui variabili ma anche le conseguenze monetarie per le Pmi (3,2 miliardi).

La BCE (Banca Centrale Europea) ha ritoccato al rialzo il costo del denaro (+0,25%), portando i tassi d’interesse all’1,25%, con conseguente incremento della rata dei mutui ed un ulteriore fardello per le imprese italiane, già alle prese con i rincari dei prezzi delle materie prime. I rialzi previsti sui tassi: 4 ritocchi da 0,25% da qui al 2012, con spread al 2,2% costante ed Euribor a +1,1% (quindi dall’1% del gennaio 2011 al 2,1% del dicembre 2012).

Ciò comporta per le Pmi con meno di 20 addetti – secondo il Centro studi di Confindustria (CsC) – un aumento di 600 mln di euro di interessi passivi da pagare da gennaio 2012 e, a regime, di 3,2 miliardi sul medio-lungo termine.

La BCE ha lanciato un monito ai Governi: tenere d’occhio l’inflazione, ma il direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli, ha invitato a «non cadere nei facili allarmismi», confidando «in un approccio graduale e prudente da parte della BCE, che dovrà tener conto di una serie di fattori: la ripresa ancora fragile in molti paesi dell’Area Euro e le politiche di bilancio fortemente restrittive adottate da tutti i Paesi».

Secondo Amedeo Manzo, presidente Banca di credito cooperativo di Napoli, l’aumento del costo del denaro porterà le Pmi a rifarsi sui prezzi: «non dobbiamo dimenticare che l’inflazione a livello mondiale sta salendo: quando i prezzi si alzano, il costo del denaro viene mosso di conseguenza per raffreddare l’aumento delle quotazioni di beni e servizi» e questo avrà come effetto collaterale che «le Pmi scaricheranno sui prezzi finali il maggior costo del denaro».

Il presidente di Confapi Campania, Emilio Alfano, ha aggiunto che «l’aumento del tasso di interesse delle banche non va certo a favore della ripresa economica», perché il costo del denaro «è un elemento forte nella vita delle imprese, il suo aumento diventa un ennesimo costo, quindi, per le aziende. C’è bisogno di credito, ma i tassi devono essere contenuti».

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