La crisi nel Golfo aggrava i record di insolvenze nelle PMI, i numeri per settore

di Teresa Barone

29 Aprile 2026 10:17

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La crisi in Medio Oriente aggiungerà 15mila insolvenze nel biennio. In Italia costruzioni +27% e manifattura +21% nel 2025: i dati Allianz Trade.

Quindici mila insolvenze aziendali in più nel biennio 2026-2027: è il costo stimato dalla crisi in Medio Oriente sull’economia globale secondo l’ultimo Insolvency Report di Allianz Trade. Per le imprese italiane il quadro era già pesante prima ancora di contare anche gli effetti del conflitto: i settori Costruzioni e Manifattura hanno registrato rispettivamente +27% e +21% di mancati saldi fatture, con il Paese che ha ormai raggiunto i livelli pre-pandemia dopo tre anni di crescita ininterrotta.

Picco di insolvenze nel 2026, le vulnerabilità strutturali

Rispetto ai dati sulle insolvenze aziendali 2025, quelle globali stimate alla luce del conflitto cresceranno del 6% nel 2026 — quinto anno consecutivo di aumento — per poi stabilizzarsi con una modesta flessione del -1% nel 2027. Il livello atteso supererà del 24% la media pre-pandemica, con la sola Europa occidentale che conterà circa 960mila lavoratori potenzialmente coinvolti su 1,3 milioni stimati per l’intero continente.

Tre sono le vulnerabilità strutturali identificate dal report: una crescita economica che rimane al di sotto della soglia necessaria a stabilizzare i fallimenti, condizioni di finanziamento restrittive con credito sempre più selettivo per le PMI, e debolezze settoriali concentrate nelle costruzioni e nell’automotive.

Impatto crisi nel Golfo: 15mila casi in più nel biennio

Rispetto alle stime elaborate prima del conflitto, la crisi in Medio Oriente si tradurrà in +7.000 insolvenze aggiuntive nel 2026 e +7.900 nel 2027, per un totale di circa 15.000 casi extra a livello globale nel biennio. I canali di trasmissione sono sia diretti — costi dell’energia, del trasporto marittimo e delle materie prime — sia di secondo livello, attraverso l’accelerazione dell’inflazione, il peggioramento della fiducia e condizioni finanziarie più restrittive.

Un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz colpirebbe non solo l’offerta di petrolio e gas naturale, ma genererebbe carenze di fertilizzanti, alluminio ed elio, con effetti a cascata su filiere manifatturiere ad alta intensità energetica. In uno scenario di escalation sostenuta, Maxime Lemerle, Lead Analyst di Allianz Trade, ha stimato che le insolvenze globali potrebbero salire di un ulteriore +10% nel 2026, con circa 4.100 casi aggiuntivi negli Stati Uniti e 10.500 in Europa occidentale nel biennio.

In Italia Costruzioni e Manifattura guidano i fallimenti

Per il 2026, Allianz Trade stima per l’Italia un ulteriore incremento a circa 12.750 casi (+5%), con una possibile riduzione a circa 12.300 nel 2027.

Il settore delle Costruzioni è il più colpito tra quelli monitorati: +27% nel 2025, con un’esposizione strutturale che viene da lontano. Il ridimensionamento progressivo degli incentivi edilizi straordinari (Superbonus in testa) ha tolto ossigeno a un settore già indebolito dagli alti tassi di interesse e dai costi delle materie prime, amplificati ora dalla crisi energetica del Golfo.

Il Manifatturiero (+21% nel 2025) subisce invece la doppia pressione di costi produttivi in rialzo e di una domanda europea incapace di una ripresa stabile, con le PMI ad alta intensità energetica — metalli, chimica, imballaggi — in prima linea nell’assorbire gli shock di prezzo sulle forniture.

Completano il quadro Commercio (+12%), Ospitalità e Turismo (+13%), a conferma che davvero nessun settore è rimasto immune.

Le stime sul rischio occupazionale

Il prolungato aumento delle insolvenze metterà direttamente a rischio 2,2 milioni di posti di lavoro a livello globale nel 2026, quasi 100mila in più rispetto all’anno precedente. L’Europa guida questa graduatoria con 1,3 milioni di lavoratori potenzialmente coinvolti — un dato che tocca il livello più alto degli ultimi dodici anni. I settori globalmente più vulnerabili restano Costruzioni, Commercio al dettaglio e Servizi.

Il rischio di effetti domino attraverso le filiere di fornitura è segnalato dal report come uno dei fattori di amplificazione più pericolosi: quando una PMI manifatturiera o edile entra in crisi, trascina con sé fornitori e subfornitori, moltiplicando le perdite di posti lungo tutta la catena.