Liquidità imprese, spunti critici e proposte

di Barbara Weisz

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Ampliare la platea delle imprese ammesse ai prestiti del Fondo di garanzia, prevedere quote di finanziamento a fondo perduto, stimolare l'anticipo cig con finanziamento bancario: PMI.it intervista Enrico Fagioli, l'uomo del credito di Illimity.

Il decreto Liquidità ha il pregio di far arrivare in maniera più semplice soldi alle imprese in un momento di difficoltà, con una fortissima attenuazione del rischio di credito. Ma ci sono anche dei punti critici, che riguardano in particolare «il trattamento delle esposizioni non performing» nelle operazioni coperte dal fondo di garanzia: in questo senso, non solo c’è scarsa chiarezza, ma di fatto rischia di esserci un paletto che invece potrebbe essere tolto, ampliando la platea alle aziende che hanno fatto piani di ristrutturazione, sono in linea (ovvero ne stanno rispettando le scadenze) ma al momento rischiano di rimanere fuori. E mancano i finanziamenti a fondo perduto.

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Così Enrico Fagioli, head of SME di illimity, intervistato da PMI.it. La banca innovativa sta lavorando sui prestiti garantiti dallo Stato previsti dal Dl Liquidità, rilevando un grande interesse da parte delle imprese, e ha messo a punto anche ulteriori strumenti, per esempio su anticipo fatture e factoring, o su altre tipologie di finanziamenti a breve strettamente legati all’attività, in vista della riapertura.

Partiamo dal dl Liquidità (dl 23/2020), che come noto prevede prestiti garantiti dal fondo di garanzia PMI (articolo 13), e finanziamenti coperti invece da SACE (articolo 1). I primi sono già operativi, per i secondi si attendono invece i provvedimenti attuativi.

Criticità

Ci sono punti che devono essere integrati con la conversione in legge, anche perché non sono del tutto chiari» rileva Fagioli. Riguardano in primo luogo «il trattamento delle esposizioni non performing», coperte dal Fondo di Garanzia PMI. Il problema è che «aziende classificate come non performing, ma che stavano andando in linea con i piani di ristrutturazione, non siano finanziabili con garanzie statali. Invece, imprese che sono state impattate in modo simile da Covid-19, ma sono classificate come performing, hanno accesso ai prestiti garantiti.

La proposta è di allargare il prestito a queste imprese, estendendo quindi la platea. E anche di chiarire meglio la norma (per esempio in relazione alle date). In pratica, «auspicherei che il finanziamento coperto dal Fondo PMI venisse ampliato a imprese che sono in ristrutturazione, sono in linea con i piani e si sono trovate in difficoltà dopo il 24 febbraio».

Un’altra osservazione, che si risolve in una proposta: «non c’è nulla sul factoring», mentre sarebbe opportuno prevedere ad esempio «una qualche forma di moratoria, per dare un vantaggio alle aziende nel pagamento dei crediti commerciali».

In sintesi, un provvedimento che seguisse «la logica della sospensione delle rate. Con un’operazione bancaria di anticipo fattura si possono allungare i tempi di rimborso. Si potrebbe fare la stessa cosa sul factoring» (che è una particolare forma di anticipo fatture, in cui la banca acquisisce il credito).

Punti migliorabili

Dopodichè, la norma ha sicuramente il vantaggio di favorire il credito alle imprese. «C’è un effetto positivo immediato: per le banche, il vantaggio che il credito garantito, oltre a ridurre il rischio, «ha un effetto di minore assorbimento sul capitale, perché l’istituto di credito usa solo il capitale per la parte non garantita».

Attenzione: le banche sono comunque tenute «a fare una valutazione attenta del rischio di credito, perché se poi la garanzia viene escussa (a fronte del mancato pagamento da parte dell’impresa finanziata), c’è un’impatto sul bilancio della banca e sul bilancio dello Stato».

E qui facciamo un piccolo passo indietro. Nel marzo scorso Mario Draghi, ex presidente della BCE, con un intervento sul Financial Times aveva sollecitato fondamentalmente prestiti delle banche a costo zero, garantiti dallo Stato e senza valutazioni sul rischio creditizio. L’intervento del dl Liquidità va in questo senso?  In realtà, spiega Fagioli, «non è un helicopter money, perché le banche non sono sollevate dalle responsabilità che hanno spesso quando fanno credito.

Ci potrebbe essere una proposta per dividere la liquidità in due componenti: una a fondo perduto, l’altra sotto forma di finanziamento con garanzia. Solo per ipotesi, ci potrebbe essere una parte del 20% a fondo perduto, e il 70%  il resto con garanzia» (ragionando evidentemente su una garanzia al 90%). Quella dei contributi a fondo perduto, lo ricordiamo, è anche una richiesta delle stesse imprese. Secondo Fagioli, fra l’altro, si potrebbe pensare di inserirla «in sede di conversione in legge del dl liquidità», in modo da inquadrarla nell’ambito dei prestiti garantiti.

Altri strumenti

Illimity, come detto, sta lavorando su più fronti: innanzitutto, le moratorie sui prestiti. «Abbiamo ricevuto circa 190 richieste, ne abbiamo già formalizzate circa 160, ne mancano una trentina».

Non sono numerosissime le  domande di prestito fino a 25mila euro, anche in considerazione delle dimensioni medie dei clienti della banca (aziende che fatturano da 20-30 milioni in su). «Stiamo invece lavorando molto su operazioni con garanzia del fondo fino a 5 milioni di euro», con aziende che appartengono a diversi settori produttivi.

=> Prestiti fino a 25mila euro, guida alla domanda per PMI e Partite IVA

Ci sono due diverse situazioni tipiche: «le imprese che hanno chiuso, o hanno avuto grossi problemi, e hanno necessità di liquidità immediata per ripartire. Altre che invece stanno lavorando, ma che comunque registrano difficoltà: rischi clienti, rischi sui canali distributivi, capacità di pagamento nelle filiere, problemi legati alle forniture». E c’è un aspetto trasversale: «il primo pensiero di un’impresa è quello di avere un po’ di fieno in cascina particolarmente in un periodo di grande incertezza».

La banca ha messo a punto un meccanismo oggettivo per dimostrare la possibilità di trasferire un vantaggio all’azienda in termini di tassi di interesse.

E lavora anche su altri fronti, sempre in materia di servizi alle imprese per affrontare l’emergenza Coronavirus. «Stiamo facendo un lavoro di natura privatistica e bilaterale, sui crediti commerciali, attraverso l’utilizzo del factoring, con l’estensione dei normali termini di pagamento delle fatture, in modo che da un lato i clienti possano allungarli e dall’altro il fornitore incassi il controvalore delle fatture emerse».

Un altro tema: «quando l’azienda riapre dopo una chiusura, non ha fatture, perché deve ancora consegnare la merce. In questo caso, stiamo lavorando con logiche di anticipo ordini, oppure anticipo commesse, che poi si smontano, nel senso che vengono rimborsate con le fatture. Sono anticipazioni di liquidità con tempi di rimborso brevi, legate all’operatività dell’impresa».

«Un altro punto che non riguarda la nostra attività, ma il supporto all’economia, è il tema della cassa integrazione. Trovo inaccettabile, in una situazione come questa di pandemia, che i lavoratori in cassa integrazione nella media non abbiano incassato da più di due mesi quello che avrebbero dovuto». «Avrebbero dovuto puntare maggiormente sulla richiesta da parte delle aziende alle banche di finanziamenti per poter anticipare il pagamento della cig».

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