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Fondi pensione, le cinque nuove formule per incassare il montante e quanto rende ciascuna

di Barbara Weisz

20 Luglio 2026 12:05

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Riforma fondi pensione: le combinazioni più convenienti tra rendita vitalizia, in capitale, a durata definita, con prelievi liberi e ad erogazione frazionata

Con la riforma dei fondi pensione dal 2026 è possibile scegliere tra cinque formule di fruizione della rendita integrativa, che a parità di montante comportano importi e tasse differenti. Chi decide senza fare i conti rischia di pagare fino a sei punti di aliquota in più o di trovarsi senza assegno proprio negli anni in cui serve.

I punti chiave del confronto tra le formule:

  • la rendita vitalizia copre il rischio di vivere oltre le stime, le altre formule si esauriscono con il montante;
  • l’erogazione frazionata sconta un’aliquota dal 20% al 15%, contro il 15-9% di tutte le altre prestazioni;
  • la quota in capitale fino al 50% del montante si può sommare a formule periodiche con aliquota agevolata;
  • il montante non erogato va agli eredi con le formule nuove, mentre la rendita vitalizia si estingue con il decesso.

Le cinque formule di fruizione del montante a confronto

Le nuove regole sull’erogazione del fondo pensione, in vigore dal 1° luglio 2026 e completate dal 31 ottobre, hanno affiancato tre formule flessibili alle due tradizionali. Ciascuna risponde a un bisogno diverso, con un prezzo implicito. La scelta è irrevocabile una volta avviata l’erogazione, salvo la conversione del residuo in rendita vitalizia, e le formule non si combinano tra loro: l’unica somma ammessa è quella tra la quota in capitale e una delle forme periodiche.

Fruizione del montante Cosa offre e quanto costa
Capitale fino al 50% liquidità immediata sulla metà del montante, con aliquota agevolata, ma dimezza la base che alimenta l’assegno periodico
Rendita vitalizia assegno garantito fino al decesso, unica copertura del rischio longevità, con rata più bassa perché sconta caricamenti e margine assicurativo
Rendita a durata definita rata più alta della vitalizia perché divide il montante sugli anni di vita attesa, ma l’assegno finisce con il capitale
Prelievi liberamente determinabili libertà su importi e tempi entro il tetto delle rate teoriche maturate, senza possibilità di accelerare oltre quel limite
Erogazione frazionata unica formula che comprime l’uscita sotto la vita attesa, con un minimo di cinque anni, al prezzo di cinque punti di aliquota in più

Longevità coperta dalla rendita vitalizia

La discriminante che pesa di più non è l’importo della rata ma è chi si assume il rischio di longevità oltre le stime. La rendita vitalizia è l’unica prestazione che il fondo affida a una compagnia assicurativa: paga finché l’aderente è in vita, quanto a lungo viva. Tutte le altre formule restituiscono un capitale, e quando il capitale finisce l’assegno si ferma.

La rendita a durata definita è calibrata sulla vita attesa residua, quindi per costruzione lascia scoperta la metà degli aderenti che supera la media. La legge prevede una valvola di sicurezza, la conversione del montante residuo in rendita vitalizia in qualsiasi momento, ma il capitale già consumato non torna indietro e la rendita che si compra a ottant’anni con quel che resta è un’altra cosa rispetto a quella comprata a sessantasette con l’intero montante.

Formula Copertura del rischio longevità
Capitale fino al 50% nessuna, la somma esce dal fondo ed entra nella disponibilità dell’aderente
Rendita vitalizia totale, l’assegno prosegue quanto a lungo si viva
Rendita a durata definita nessuna oltre la vita attesa stimata
Prelievi liberamente determinabili nessuna, con protezione implicita per chi preleva meno del tetto
Erogazione frazionata nessuna, esposizione massima perché l’uscita è la più rapida
Formula Montante residuo agli eredi
Capitale fino al 50% quanto non speso rientra nell’asse ereditario secondo le regole ordinarie
Rendita vitalizia nessuno, salvo variante reversibile o controassicurata, che abbassa la rata
Rendita a durata definita riscattabile dai beneficiari indicati alla richiesta
Prelievi liberamente determinabili riscattabile dai beneficiari indicati alla richiesta
Erogazione frazionata riscattabile dai beneficiari indicati alla richiesta

Erogazione frazionata, imposta più alta di cinque punti

L’erogazione frazionata è l’unica formula che sconta un regime fiscale peggiore. Capitale, rendita vitalizia, rendita a durata definita e prelievi liberamente determinabili partono da un’aliquota del 15%, che si riduce dello 0,30% per ogni anno di iscrizione oltre il quindicesimo e arriva al 9% dopo trentacinque anni. L’erogazione frazionata parte invece dal 20% e scende dello 0,25% l’anno, con un abbattimento che non può superare i cinque punti: il minimo raggiungibile è il 15%, cioè l’aliquota da cui le altre formule partono. Il divario non si annulla mai e si allarga con l’anzianità di iscrizione.

Per misurarlo serve un esempio pratico. Si ipotizzi un aderente con una base imponibile di 100mila euro, cioè il montante al netto dei rendimenti già tassati anno per anno, e si confronti l’imposta dovuta al variare degli anni di iscrizione al fondo.

Anni di iscrizione al fondo Imposta su erogazione frazionata Imposta su le altre formule
15 anni 20.000 euro, aliquota al 20% 15.000 euro, aliquota al 15%
20 anni 18.750 euro, aliquota al 18,75% 13.500 euro, aliquota al 13,5%
35 anni 15.000 euro, aliquota al 15% 9.000 euro, aliquota al 9%

Il maggior prelievo dell’erogazione frazionata vale 5mila euro a quindici anni di iscrizione, 5.250 euro a venti anni e 6mila euro a trentacinque: cresce proprio nei casi di carriera lunga, cioè per chi al fondo ha versato di più. Ne discende una regola di scelta: l’erogazione frazionata ha senso solo per chi deve esaurire il montante in un tempo più breve della vita attesa, perché è l’unica formula che lo consente. I prelievi liberamente determinabili danno flessibilità sul quando, non sul quanto, dato che il tetto annuo resta quello della rata teorica della rendita a durata definita.

Capitale più formula agevolata, così si riduce il prelievo

Chi ha bisogno di liquidità concentrata ha un’alternativa che i confronti standard ignorano: la quota in capitale fino al 50% del montante è cumulabile con una qualsiasi delle formule periodiche e sconta l’aliquota agevolata.

Per esempio, si ipotizzi un montante di 100mila euro di base imponibile e 20 anni di iscrizione al fondo: tre combinazioni portano a esiti fiscali diversi a parità di somme incassate nei primi anni.

Combinazione Imposta Incassati subito Assegno periodico
Erogazione frazionata intero montante 18.750 euro nessuna, solo la prima rata 20.000 euro l’anno per cinque anni
Capitale 50% + erogazione frazionata del residuo 16.125 euro 50.000 euro lordi 10.000 euro l’anno per cinque anni
Capitale 50% + rendita a durata definita sul residuo 13.500 euro 50.000 euro lordi 2.500 euro l’anno per venti anni

La terza combinazione consegna subito 50mila euro lordi e trasforma il resto in un assegno lungo, con un risparmio d’imposta di 5.250 euro rispetto alla frazionata piena. Il prezzo è la rata periodica dimezzata: 2.500 euro l’anno su una vita attesa di vent’anni, contro i 5mila della rendita a durata definita calcolata sull’intero montante. La scelta dipende da quanta liquidità serve subito e da quanta rendita serve dopo, non da una gerarchia astratta tra le formule.

Quale formula per quale profilo

Incrociando montante, anzianità di iscrizione, altre fonti di reddito e presenza di eredi, la scelta della prestazione si restringe rapidamente.

Profilo Formula più efficiente
Montante contenuto, con rendita da conversione del 70% sotto la metà dell’assegno sociale capitale integrale, perché la clausola di salvaguardia consente di liquidare tutto e una rendita di poche decine di euro al mese non ha utilità
Pensione pubblica bassa e nessun’altra entrata rendita vitalizia sulla quota maggiore possibile, perché il fondo deve coprire un fabbisogno strutturale e non un progetto a termine
Pensione pubblica adeguata, fondo come integrazione rendita a durata definita, che alza la rata rispetto alla vitalizia e lascia il residuo ai beneficiari
Spese irregolari attese, dalla sanità al sostegno ai figli prelievi liberamente determinabili, che spostano nel tempo importi entro il tetto delle rate maturate senza vincolare un calendario
Necessità di chiudere l’uscita in pochi anni, per un debito o un progetto definito capitale al 50% più erogazione frazionata sul residuo, che comprime i tempi limitando la parte esposta all’aliquota più alta
Familiarità di longevità o coniuge più giovane a carico rendita vitalizia reversibile, accettando una rata iniziale più bassa in cambio della continuità dell’assegno
Iscrizione superiore a trentacinque anni qualsiasi formula agevolata al 9%, evitando l’erogazione frazionata che si ferma al 15% e costa seimila euro in più ogni 100mila

Dati e documenti per una scelta consapevole

Il coefficiente di conversione in rendita dipende dalla convenzione assicurativa del singolo fondo e cambia in misura rilevante tra un operatore e l’altro. Prima di esercitare l’opzione servono tre documenti:

  • il documento sulle rendite, che riporta i coefficienti applicati e le varianti disponibili;
  • il regolamento, che fissa periodicità, importi minimi e intervalli tra i prelievi;
  • la comunicazione periodica, che indica la base imponibile e l’anzianità di partecipazione da cui dipende l’aliquota.

Con questi numeri il confronto tra le cinque formule diventa un calcolo, non una scommessa. La disponibilità effettiva delle opzioni, peraltro, va verificata caso per caso: i fondi hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per attivarle tutte.