L’intelligenza artificiale in azienda è ormai entrata nel lavoro quotidiano delle imprese italiane e viene percepita sempre più come una leva di produttività. La sua adozione procede spesso più velocemente della capacità delle organizzazioni di governarne utilizzo, acquisti e ritorno sugli investimenti. È quanto emerge dal nuovo report di Soldo, secondo cui l’87% dei finance leader italiani considera gli investimenti in AI rilevanti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali, mentre solo il 26% dichiara policy e controlli pienamente definiti.
In sintesi:
- il report Soldo evidenzia una crescita rapida dell’AI nei processi aziendali ma con regole interne incomplete:
- l’87% dei finance leader italiani considera gli investimenti in AI rilevanti per gli obiettivi aziendali;
- solo il 26% dichiara policy e controlli pienamente definiti per utilizzo e acquisto degli strumenti AI;
- il 27% dei dipendenti autorizzati agli acquisti ha comprato strumenti AI senza approvazione nell’ultimo anno;
- l’83,8% dei dipendenti italiani afferma che l’AI ha migliorato la propria produttività;
- solo il 21% dei finance leader ritiene il proprio team attrezzato per dimostrare il ROI degli investimenti AI.
Produttività AI in crescita nelle aziende italiane
La produttività generata dall’AI è il beneficio più riconosciuto dai lavoratori italiani: l’83,8% dei dipendenti intervistati da Soldo afferma che questi strumenti hanno migliorato il proprio lavoro. Il dato conferma una diffusione ormai quotidiana dell’intelligenza artificiale, utilizzata per velocizzare attività, supportare analisi, produrre contenuti, riorganizzare informazioni e automatizzare attività ripetitive.
Accanto alla spinta positiva emergono alcune criticità di adozione. Il 55,6% dei dipendenti trova difficili da usare gli strumenti disponibili e il 57,5% dichiara di sentirsi spinto a utilizzare l’AI senza supporto adeguato. La crescita della produttività convive quindi con un bisogno più chiaro di regole, formazione e processi condivisi.
Solo una impresa su quattro ha policy AI complete
La governance dell’AI è il punto più scoperto: solo il 26% dei finance leader italiani dichiara di avere policy e controlli pienamente definiti per regolamentare utilizzo e acquisto degli strumenti di intelligenza artificiale. La maggioranza, pari al 62,5%, segnala una governance solo parziale, mentre il 10,5% indica un livello di supervisione minimo o assente.
Il dato mostra uno scarto tra adozione e controllo. Le imprese investono nell’AI e ne vedono gli effetti sulla produttività, spesso senza avere ancora definito chi può acquistare i tool, quali strumenti sono autorizzati, quali dati possono essere caricati, quali funzioni approvano la spesa e in che modo si misura il valore prodotto.
Il fenomeno si collega a un quadro già emerso sull’adozione dell’intelligenza artificiale nelle PMI italiane, dove l’uso degli strumenti è già ampio mentre l’integrazione nei processi aziendali procede con maggiore lentezza. Il report Soldo aggiunge una lettura specifica sul ruolo della funzione finance e sul governo della spesa.
Shadow AI negli acquisti aziendali
Il fronte più esposto riguarda gli acquisti non autorizzati di strumenti AI. Il 27% dei dipendenti italiani autorizzati ad acquistare beni o servizi per conto della propria azienda dichiara di aver comprato strumenti di AI per lavoro senza approvazione nell’ultimo anno.
È il segnale della crescita della shadow AI, cioè l’utilizzo o l’acquisto di soluzioni di intelligenza artificiale fuori dai canali formali di supervisione aziendale. Il rischio riguarda nuove aree di spesa poco visibili, duplicazioni di strumenti, abbonamenti non censiti e difficoltà nel misurare il reale valore prodotto.
La shadow AI può inoltre aumentare i rischi su dati aziendali, responsabilità interne e sicurezza. Quando un singolo team introduce uno strumento per rispondere a un’esigenza immediata, l’impresa può perdere visibilità su dati caricati, account utilizzati, condizioni contrattuali, output prodotti e costi ricorrenti. La stessa logica vale per la policy sui dispositivi aziendali e sul controllo degli strumenti digitali, che diventa il primo presidio documentale anche quando si introducono tool AI.
Il finance misura il ritorno degli investimenti AI
Il report mette in evidenza anche il ruolo sempre più strategico della funzione finance, chiamata a controllare la spesa e a valutare se gli investimenti in AI generano valore. Il 31,5% dei finance leader italiani indica il limitato utilizzo di automazione e AI tra le principali barriere alla produttività del proprio team.
Allo stesso tempo, il 78% dei finance leader si dice fiducioso che le iniziative di trasformazione abbiano migliorato la produttività negli ultimi 12 mesi. La misurazione resta la parte più debole: solo il 21% ritiene il proprio team pienamente attrezzato per dimostrare il ROI degli investimenti in AI, mentre il 65% lo considera solo parzialmente preparato.
Non a caso, il 77% dei finance leader afferma che la funzione finance è ormai pienamente o prevalentemente responsabile della supervisione degli investimenti in AI e delle relative performance. L’intelligenza artificiale diventa così una voce di spesa da autorizzare, monitorare e valutare nel tempo, oltre che una tecnologia da integrare nei processi.
AI Act e formazione interna sull’intelligenza artificiale
Le policy aziendali sull’intelligenza artificiale si collegano anche al Regolamento UE 2024/1689, l’AI Act, che all’articolo 4 richiede a fornitori e utilizzatori professionali di sistemi AI di assicurare, per quanto possibile, un livello sufficiente di alfabetizzazione del personale e delle persone che usano questi sistemi per loro conto.
Il tema riguarda anche i nuovi obblighi su AI Act, formazione e lavoro, perché la diffusione degli strumenti deve essere accompagnata da competenze minime, istruzioni interne e responsabilità chiare. Una policy AI dovrebbe chiarire quali strumenti sono ammessi, quali dati possono essere trattati, quali acquisti richiedono approvazione, quali output vanno verificati da una persona e quali funzioni presidiano costi, sicurezza, privacy e performance.
Dove intervenire per governare l’AI in azienda
Il controllo dell’AI in azienda richiede una mappatura degli strumenti già in uso, la distinzione tra tool autorizzati e non autorizzati, una procedura di approvazione per gli acquisti e un sistema di verifica dei costi ricorrenti. Il finance può contribuire a rendere visibile la spesa, mentre IT, HR e responsabili di funzione presidiano sicurezza, formazione e utilizzo nei processi.
La mappatura serve anche a evitare nuove forme di dipendenza da piattaforme, modelli e fornitori AI. Quando uno strumento entra nei processi amministrativi, commerciali o decisionali senza regole comuni, l’impresa può ritrovarsi legata a servizi esterni difficili da sostituire, con dati e abitudini di lavoro già distribuiti tra più ambienti.
| Area | Dato Soldo | Effetto per l’impresa |
|---|---|---|
| Investimenti AI | 87% dei finance leader li considera rilevanti | l’AI è ormai una voce stabile nelle scelte di budget |
| Policy interne | 26% con controlli pienamente definiti | molte imprese usano strumenti senza regole complete |
| Acquisti non autorizzati | 27% dei dipendenti ha comprato tool AI senza approvazione | crescono spesa nascosta, duplicazioni e rischi sui dati |
| Produttività | 83,8% dei dipendenti vede un miglioramento | l’adozione è spinta dal beneficio percepito nel lavoro quotidiano |
| ROI | 21% dei team finance pienamente attrezzato | la misurazione del valore resta il passaggio più debole |
Secondo Luca Scagliarini, Finance Transformation Advisor di Soldo, i dati raccontano una fase in cui l’AI è già entrata nei processi aziendali ed è riconosciuta come leva di produttività e crescita. La sfida per le imprese è costruire condizioni di utilizzo sostenibili, con investimenti governati, costi visibili e risultati misurabili nel tempo.
«Quando l’adozione dell’AI procede senza una governance adeguata, il rischio è che l’innovazione cresca in modo frammentato, con strumenti acquistati dai singoli team, costi poco visibili e potenzialmente fuori controllo, oltre a responsabilità non sempre chiare».
In questo quadro, la funzione finance può assumere un ruolo di raccordo tra agilità, controllo e creazione di valore. L’obiettivo è evitare che produttività, spesa e responsabilità aziendali procedano su binari separati.