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Tariffe telefoniche, la stagione dei rincari non è finita: gli aumenti da aprile

di Teresa Barone

3 Aprile 2026 09:52

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TIM aumenta da aprile su mobile e fissa, WindTre da giugno: le tensioni tra operatori alimenta nuovi rincari e i prezzi non torneranno ai livelli precedenti.

tlcChi pensava che la stagione dei rincari telefonici fosse archiviata con il primo trimestre del 2026 dovrà ricredersi. Nei prossimi mesi arrivano nuovi aumenti già annunciati da TIM e WindTre, mentre la progressiva concentrazione del mercato tra i grandi operatori italiani riduce la pressione competitiva che per anni aveva tenuto i prezzi sotto controllo. Il quadro per famiglie e imprese è quello di un settore strutturalmente orientato al rialzo, con pochi margini di inversione nel breve termine.

Gli aumenti confermati da aprile 2026

TIM è l’operatore con il calendario più fitto di ritocchi. Dal 1° aprile alcune offerte di telefonia mobile sono aumentate di 2 euro al mese; a maggio sono attesi ulteriori adeguamenti analoghi su altre SIM ricaricabili. Sul fronte della rete fissa, dal 1° maggio scattano rincari fino a 2,99 euro mensili, mentre le offerte TimVision registrano incrementi che su base annua oscillano tra 12 e 48 euro, con decorrenze scaglionate tra aprile e maggio.

WindTre ha invece comunicato ai propri clienti un ulteriore aumento di 2 euro al mese sulla rete fissa a partire dal 1° giugno 2026, che si aggiunge alle rimodulazioni già scattate tra gennaio e marzo. Fastweb, dopo gli aumenti su mobile e fissa avvenuti tra gennaio e febbraio, non ha al momento comunicato nuovi interventi per il secondo trimestre.

Secondo le stime del Codacons, sommando i rincari attivi nel corso dell’anno l’impatto per singola utenza può arrivare a 60 euro annui su ciascun contratto.

La guerra sulle torri e il conto in bolletta

Mentre i rincari scattano in bolletta, il settore combatte una battaglia parallela sui costi infrastrutturali destinata a condizionare i listini per anni.

Al centro della contesa c’è Inwit, la tower company che gestisce migliaia di siti radio in Italia: Fastweb+Vodafone ha inviato la disdetta del contratto MSA a partire dal 2028, ritenendo i prezzi fuori mercato. Inwit considera invece quei contratti blindati fino al 2038, ha presentato un esposto alla Consob e chiesto un provvedimento cautelare al tribunale. La decisione del giudice sul cautelare è attesa entro fine giugno; il giudizio di merito potrebbe durare fino al 2029. TIM ha aperto un CDA dedicato il 29 marzo per valutare se disdettare anch’essa il contratto.

Il nesso con i rincari in bolletta è diretto: quanto più gli operatori riescono a ridurre i costi delle torri, tanto meno sono costretti a scaricarli sugli abbonati. Ma finché la partita legale è aperta — e lo sarà a lungo — quella pressione sui margini resta, e con essa la spinta a rimodulare le tariffe.

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Come difendersi? Diritto di recesso e alternative

La normativa garantisce a chi riceve una comunicazione di modifica unilaterale del contratto il diritto di recesso gratuito, senza penali né costi di disattivazione, entro i termini indicati dall’operatore — in genere 30 giorni dalla notifica. Chi esercita il recesso in risposta a una rimodulazione non è tenuto a restituire gli sconti già fruiti, anche in presenza di offerte a tariffa agevolata con vincolo temporale.

L’AGCOM vigila sul rispetto degli obblighi di comunicazione: gli operatori devono informare i clienti con almeno 30 giorni di preavviso.

Prima di recedere conviene verificare se l’operatore propone offerte alternative allo stesso costo ma con contenuti diversi — WindTre, ad esempio, ha in alcuni casi offerto giga aggiuntivi in cambio dell’accettazione del rincaro. Il confronto tra le offerte attualmente sul mercato può portare a risparmi superiori al costo dell’aumento, soprattutto su piani storici non più competitivi rispetto ai listini correnti.