Se vi trovate nel centro storico di una città potete facilmente sedervi al ristorante o acquistare cibo da asporto, mangiare un gelato, trovare un bed and breakfast, entrare in farmacia, acquistare uno smartphone o anche un pc, comprare le sigarette. Ma se volete invece fare la spesa, acquistare un giocattolo, un libro, un profumo, un vestito o un paio di scarpe, comprare il giornale o fare benzina, farete più fatica. Se non ci fosse l’apporto positivo delle piccole imprese straniere, che nello stesso periodo sono aumentate di 136mila unità, il calo sarebbe decisamente più drastico, -290mila negozi.
I dati sulla desertificazione dei negozi
Il report “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio fotografa una realtà che da diversi anni è sotto gli occhi di tutti: nei 13 anni fra il 2012 e il 2025 hanno chiuso 156mila negozi e attività ambulanti. Sul portale dell’associazione si possono consultare i dati precisi, suddivisi per regione. Riguardano 112 Comuni italiani di medie dimensioni: ci sono tutti i capoluoghi di Regione con l’eccezione di Milano, Roma e Napoli, la stragrande maggioranza dei capoluoghi di provincia e diversi Comuni non capoluogo.
La desertificazione colpisce maggiormente il Nord Italia, con punte a Belluno, che ha perso il 35,8% dei piccoli negozi, Vercelli -34,9%, Trieste -34,1%. La suddivisone per settore vede flessione particolarmente evidenti per edicole -52%, abbigliamento e calzature -37%, mobili e ferramenta -36%. Di contro, si registra un boom superiore al 100% per le soluzioni di alloggio alternative agli alberghi.
Fra i fattori che maggiormente influenzano questo andamento, la crescita dell’e-commerce: nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3% dei consumi totali di beni acquistabili online e il 18,4% dei servizi.
Le proposte delle associazioni datoriali
Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, definisce la desertificazione «un’emergenza che penalizza le aree urbane, con meno servizi e meno sicurezza», e indica tre priorità di intervento, al centro del progetto Cities dell’associaizone datoriale, e sulle quali coinvolgere in primo luogo i sindaci: «disciplinare l’offerta commerciale nei centri storici, riutilizzo immediato dei locali sfitti, coniugare sviluppo economico e urbanistica». Giorgio Spaziani Testa, numero uno di Confedilizia, propone la semplificazione dei contratti di locazione commerciale, anche introducendo la cedolare secca.