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Direttiva Case Green, Italia nel mirino UE: entro 60 giorni un Piano di riqualificazione degli edifici

di Barbara Weisz

12 Marzo 2026 16:01

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Bruxelles mette in mora l'Italia sulla Direttiva Case Green: 60 giorni per presentare il piano nazionale di riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Bruxelles ha messo in mora l’Italia e altri 18 paesi dell’Unione Europea — Francia e Germania incluse — per non aver presentato entro il 31 dicembre 2025 le bozze del Piano nazionale di riqualificazione degli edifici previsti dalla direttiva Case Green. Le lettere inviate l’11 marzo aprono formalmente l’iter sanzionatorio: i governi coinvolti hanno 60 giorni per rispondere prima che la Commissione possa fare scattare il passo successivo della procedura d’infrazione.

Piano di riqualificazione energetica degli edifici mai inviato

La direttiva UE Case Green — in vigore dal 28 maggio 2024 — fissa un doppio binario di adempimenti per gli Stati membri. Il primo riguarda la trasposizione legislativa nazionale, che dovrà essere completata entro il 29 maggio 2026. Il secondo, distinto e già scaduto, era la trasmissione a Bruxelles di una bozza del Piano nazionale entro il 31 dicembre 2025. I piani definitivi dovranno invece essere consegnati entro la fine del 2026. La procedura è scattata nei confronti dei paesi che non hanno rispettato la prima scadenza.

Efficienza edifici, incentivi e tappe al 2030: gli obiettivi EPBD

L’Energy Performance of Buildings Directive (EPBD) impone agli Stati di presentare una ricognizione del proprio patrimonio edilizio e di indicare una traiettoria concreta per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. I piani devono specificare:

  • gli edifici prioritari su cui concentrare gli interventi, in particolare il 43% del patrimonio con le prestazioni energetiche peggiori;
  • le misure previste per ridurre del 16% i consumi del settore edilizio entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035;
  • gli strumenti di sostegno economico — incentivi, agevolazioni fiscali, fondi pubblici — per accompagnare la riqualificazione;
  • le tappe intermedie con cui ciascun paese intende avvicinarsi alla neutralità climatica del patrimonio immobiliare entro il 2050.

Sessanta giorni per evitare la procedura d’infrazione

La lettera inviata dalla Commissione ai 19 paesi costituisce il primo atto formale della procedura d’infrazione e dà il via a un iter preciso. Gli Stati destinatari hanno 60 giorni per rispondere con una posizione soddisfacente. Se la risposta non arriva o non convince, Bruxelles può emettere un parere motivato — secondo gradino della procedura — chiedendo l’adeguamento entro un ulteriore termine. In assenza di conformità, il caso può essere deferibile alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con possibilità di sanzioni pecuniarie a carico dello Stato inadempiente.

I costi per riqualificare il patrimonio edilizio italiano

Tra i 19 paesi interessati, l’Italia parte da una posizione particolarmente esposta. È il paese dell’Unione con il patrimonio edilizio più vetusto: circa 11 milioni di abitazioni risultano in classe energetica inferiore alla D, e il costo stimato di adeguamento si colloca tra i 20mila e gli 80mila euro per unità immobiliare. Non a caso Roma fu, insieme a Budapest, l’unico governo a votare contro l’approvazione della direttiva nel 2024. Il processo di recepimento legislativo interno è iniziato soltanto nel febbraio 2026, con margini di tempo molto stretti rispetto alla scadenza di maggio.