Meglio definiti i contorni della Legge di Bilancio 2026 dopo la presentazione del Documento Programmatico di Finanza Pubblica, che prevede interventi per 16 miliardi di euro finanziati con 6 miliardi di maggiori entrate e 10 miliardi di interventi sulla spesa.
La Manovra 2026 secondo il DPFP
Il DPFP ha sostituito la Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NaDEF) e costituisce l’atto propedeutico alla presentazione della finanziaria per il 2026-2028, «la cornice entro la quale progettare la manovra finanziaria per i prossimi tre anni». Contiene tuttavia poche anticipazioni sulle misure in concretom se non l’intenzione di procedere con una riduzione delle tasse per il ceto medio.
C’è poi un intero capitolo sui provvedimenti collegati alla Manovra: il Governo intende presentare circa 40 disegni di legge su molteplici discipline, tra cui lavoro, pensioni, infrastrutture e istruzione. Alcuni sono già stati approvati a hanno iniziato il proprio iter, in continuità con le precedenti manovre.
I numeri su crescita e deficit
Il contesto economico è caratterizzato da segnali positivi, sul fronte dei conti pubblici, e da criticità che invece derivano dalla situazione contingente internazionale. Sul primo punto, la notizia maggiormente positiva è rappresentata dal deficit al 3% già nel 2025, con un anno di anticipo rispetto alla traiettoria prevista. La crescita invece è rivista al ribasso, allo 0,5% dal precedente +0,6%, e proseguirà all’insegna della debolezza anche negli anni successivi, apprezzandosi di una decimale all’anno.
«L’Italia sta godendo di un periodo di stabilità politica – si legge nel documento economico -, condizione essenziale per garantire la resilienza dell’economia di fronte a eventuali shock e per mettere in campo azioni di ampio respiro in grado di favorire una riduzione nel medio periodo dell’elevato debito pubblico del Paese», e «tale importante fattore è stato riconosciuto dalle agenzie di rating, come testimoniato dai due recenti upgrade deliberati da Standard & Poor’s e Fitch rispettivamente a giugno e a settembre di quest’anno».
Il contesto economico
Sulla crescita ha impattato negativamente la guerra commerciale: «l’economia italiana ha segnato un aumento del prodotto nel primo trimestre, anche per effetto di un probabile front loading sollecitato da un’attesa di aumenti nei dazi che ha determinato un andamento piuttosto dinamico delle esportazioni, la cui successiva contrazione è alla base della lieve flessione registrata nel secondo trimestre, portando ad una crescita acquisita per l’anno pari allo 0,5%».
Le prospettive economiche risultano influenzate da due principali forze contrapposte. «Una è tendenzialmente avversa e di matrice globale», e riguarda l’incertezza sulle politiche commerciali internazionali. La seconda è una sfida rappresentata dalle «pressioni competitive esercitate sui Paesi europei, principalmente quelli con una vocazione manifatturiera, da parte delle economie emergenti, e tra queste in particolare quella cinese». La ricetta individuata dall’Europa: potenziare la domanda interna e promuovere la competitività delle imprese per stimolare produttività, crescita e occupazione. La politica monetaria della BCE ha da tempo interrotto la fase restrittiva, «ma la stagnazione complessiva dell’economia europea porta a ritenere che, pur nel rispetto del mandato della BCE, sarebbe auspicabile un quadro di tassi più accomodante».
La riforma IRPEF
In che modo interverrà la legge di Bilancio? Il DPFP presenta scarse indicazioni, ma quelle inserite sono relativamente precise. Innanzitutto, la manovra proseguirà con la Riforma IRPEF, con «la rimodulazione delle aliquote per il ceto medio». Il riferimento è alla riduzione dell’aliquota sul secondo scaglione, quindi per i redditi fra 28mila e 50mila euro, che passerà dal 35 al 33%. Eventualmente, potrebbe esserci anche un ampliamento della platea ai redditi fino a 60mila euro, ma questa pur restando un’ipotesi risulta meno probabile.
Oltre alla «ricomposizione del prelievo fiscale riducendo l’incidenza del carico sui redditi da lavoro», verrà garantito «un ulteriore rifinanziamento del fondo sanitario nazionale». Inoltre, «saranno previste specifiche misure volte a stimolare gli investimenti delle imprese e a garantirne la competitività»: qui si attende una stabilizzazione dell’IRES premiale, che riduce l’aliquota dal 24 al 20% a fronte del reinvestimento degli utili per assumere e investire in digitalizzazione. E novità sui crediti d’imposta 4.0 e 5.0, ancora da definire. «Verranno preservati gli investimenti pubblici finanziati con risorse nazionali, i quali sono attesi mantenersi su un livello medio pari al 3,4 per cento del PIL, al di sopra di quello riferito agli anni del PNRR». E «si procederà, infine, nel percorso di incremento delle misure a sostegno della natalità e della conciliazione vita-lavoro». Qui ci sono diverse ipotesi: detassazione tredicesima e straordinari, soglia esentasse dei buoni pasto elevata a 10 euro, ulteriore flessibilità sui fringe benefit.
I Ddl collegati alla Legge di Bilancio
I disegni di legge collegati alla Manovra e indicati nel DPFP sono 38 ma alcuni sono già stati approvati: economia del mare, valutazione delle performance nella pubblica amministrazione, semplificazioni, servizi per cittadini e imprese all’estero, tutela prodotti alimentari, riforma enti cooperativi, livelli essenziali delle prestazioni, modalità di assunzione ricercatori, riforma forense.
Altri sono interventi di carattere programmatico e riguardano una molteplicità di materie. Fra gli altri: revisione del testo unico enti locali, interventi sulle pensioni, sostegno alle famiglie numerose, contrasto alla povertà, rilancio investimenti strategici e infrastrutture, sostegno all’editoria libraria, sviluppo agricolo, rafforzamento della difesa.
Non ci sono indicazioni sulle tempistiche o sui contenuti specifici di questi ddl: tendenzialmente, si può immaginare che l’idea sia quella di predisporli nel corso del 2026, trattandosi di norme a completamento della manovra di Bilancio. Ma non ci sono su questi impegni precisi.
Il calendario della Manovra
Dopo il DPFP, il prossimo step sarà il DPB (Documento Programmatico di Bilancio) da trasmettere alla Commissione europea entro la scadenza del 15 ottobre, seguito da alla presentazione del disegno di Legge di Bilancio vero e proprio, atteso in Parlamento nei giorni successivi.
Il testo della Manovra inizierà a quel punto l’iter di approvazione alle Camera, che deve concludersi per l’entrata in vigore entro il primo gennaio 2026.