La scorsa settimana il Senato ha approvato definitivamente la legge italiana sull’intelligenza artificiale. Tra le novità immediate spicca l’aggiornamento della disciplina sul diritto d’autore, che riconosce la protezione anche alle opere create con strumenti di IA, a patto che il risultato derivi dal lavoro intellettuale di un autore umano. Altri aspetti della legge saranno precisati tramite decreti e atti successivi.
Vediamo in sintesi cosa cambia in materia di tutela del copyright.
Copyright e Intelligenza Artificiale: le nuove regole
La modifica alla legge n. 633/1941 precisa che le opere create con l’ausilio di IA sono protette se esiste un apporto creativo umano, ossia un contributo creativo e decisionale dell’autore (idee, editing, stile). Senza tale contributo, la protezione delle opere d’ingegno (testi, musica, immagini, software, banche dati) non scatta: l’output automatico “as is” non è tutelato. La tutela si applica quando l’autore guida, seleziona, imposta e rielabora i risultati dell’IA.
Utilizzo dell’IA per autori e team creativi
Il testo della nuova legge sull’AI costituisce una cornice che stabilisce principi e norme immediate, mentre dettagli operativi, procedure e sanzioni saranno definiti da decreti e regolamenti attuativi. Il concetto di “opere dell’ingegno” si evolve in “opere dell’ingegno umano” e quello di “forma di espressione” si arricchisce di una nuova fattispecie: “anche laddove create con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale, purché costituenti risultato del lavoro intellettuale dell’autore.
I principi chiave su cui si poggia la tutela del copyright anche sui contenuti realizzati tramite il supporto dell’AI sono i seguenti:
- l’opera dell’ingegno assistita dall’IA è protetta se l’autore umano contribuisce in maniera creativa. L’IA rimane uno strumento, non l’autore dell’opera (la modifica alla L. 633/1941 chiarisce l’origine umana dell’opera senza ostacolare l’uso dell’IA);
- l”estrazione e riproduzione (realizzazione di copie temporanee o tecniche) di dati da sottoporre a processi IA è legittima solo con accesso autorizzato tramite licenze, abbonamenti o contenuti open (questa regola permette di effettuare text & data mining per addestrare modelli o generare conoscenza rispettando i diritti). Vuol dire che si può addestrare un modello utilizzando dati a pagamento soltanto se il contratto d’uso dei dati stessi lo consente.
Il concetto di fondo, dunque, è che si può usare l’IA senza perdere la tutela sui contenuti realizzati con l’ausilio dell’IA generativa (programmi e applicazioni che producono testi, immagini, audio o codice da prompt), a patto di documentare il proprio apporto creativo. È essenziale anche verificare l’accesso legittimo ai materiali e tenere conto di futuri aggiornamenti sulle regole e crediti.
Limiti e adempimenti in capo alle aziende
Le aziende e gli editori devono mappare gli usi dell’IA nei cicli di creatività, analisi o addestramento dei modelli, identificando opere, dati e titoli di accesso. È anche necessario valutare cautele contrattuali e legali, evitando forme di controllo opache sul personale, in linea con lo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970). Significa che le aziende non possono usare l’Intelligenza Artificiale per controllare i dipendenti a meno di non ricorrere a regole specifiche.
Regole per la PA
La Pubblica Amministrazione può usare l’Intelligenza Artificiale per istruttorie e proposte ma servono trasparenza, tracciabilità e aggiornamento dei procedimenti, secondo la L. 241/1990. Vanno ridefiniti ruoli, responsabilità e gestione dei contenuti, con figure apicali dedicate al controllo dei processi automatizzati.
Come si evince dal testo normativo, il legislatore deve ancora definire una serie di procedure: l’addestramento dei modelli, l’armonizzazione della legge italiana con l’AI Act UE, le sanzioni e le regole per il risarcimento danni, le direttive privacy e le fattispecie d’uso relative ad ambiti ad alto rischio come quello sanitario.