Referendum domenica 8 e lunedì 9 giugno: tutte le istruzioni di voto

di Barbara Weisz

Pubblicato 5 Giugno 2025
Aggiornato 9 Giugno 2025 21:09

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Aventi diritto, identificazione del seggio elettorale, documenti necessari, come si vota: le istruzioni per andare alle urne l'8 e 9 giugno, chi al seggio non ritira la scheda non partecipa al quorum.

Conto alla rovescia per la tornata elettorale dell’8 e 9 giugno, oltre che per i ballottaggi nei Comuni si vota anche per cinque referendum. Quattro quesiti riguardano il lavoro, il quinto l’ottenimento della cittadinanza italiana. Hanno diritto di voto tutti i cittadini maggiorenni. I seggi sono aperti domenica 8 giugno dalle ore 7 alle ore 23 e lunedì 9 giugno dalle ore 7 alle ore 15.

Il referendum prevede il raggiungimento di un quorum. Significa che devono andare al voto almeno il 50% degli aventi diritto. In caso contrario, non si procede allo spoglio. Attenzione: l’elettore può decidere se votare solo per alcuni referendum e non per altri, e questa decisione ha impatto sul quorum. Vediamo dunque quali sono le regole per il voto referendario, anche con l’aiuto delle istruzioni per le operazioni degli uffici di sezione del ministero dell’Interno.

Sezione elettorale e documenti da presentare al seggio

L’elettore deve recarsi nella sezione elettorale segnata sulla tessera elettorale. I Comuni hanno spesso un servizio online che consente, inserendo gli estremi della tessera elettorale oppure il proprio indirizzo, di conoscere l’indirizzo del proprio seggio. Il servizio è utile ad esempio nel caso in cui ci siano variazioni sulle sedi di votazione.

Al seggio bisogna presentare il documento di identità e la tessera elettorale. Sono validi tutti i documenti rilasciati da una pubblica amministrazione minuti di fotografia, le tessere di riconoscimento rilasciate dall’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia purché munite di fotografia e convalidate da un Comando militare, e le tessere di riconoscimento rilasciate dagli ordini professionali purché munite di fotografia. E’ valido anche la ricevuta di richiesta della carta d’identità elettronica. La carta d’identità, il passaporto, la patente o gli altri documenti rilasciati dalla pubblica amministrazione sono idonei al voto anche se scaduti, purché siano regolari sotto tutti gli altri aspetti e assicurino l’identificazione dell’elettore.

In mancanza di documento, l’identificazione può avvenire da parte di uno dei componenti del seggio che conosca perfettamente l’elettore, oppure per attestazione di un altro elettore del Comune, che deve essere personalmente conosciuto da uno dei componenti del seggio ed essere stato ammesso a votare in base a un regolare documento di identificazione rilasciato da una pubblica amministrazione.

Spesso i Comuni prevedono aperture straordinarie degli uffici dell’anagrafe per consentire agli elettori di richiedere i documenti o la tessera elettorale. Quest’ultima contiene un numero limitato di spazi in cui inserire il timbro che attesta l’avvenuta votazione, per cui è utile controllare che questi non siano stati già integralmente riempiti. Al seggio, gli scrutatori controlleranno che sulla tessera elettorale non sia già presente l’attestazione di voto avvenuto in un’altra sezione.

Il voto solo per alcuni referendum e il quorum

L’elettore al seggio mostra i documenti e ritira le schede. E’ possibile votare solo per uno o per alcuni dei referendum. In questo caso, lo dichiara al seggio e gli verranno consegnate solo le schede relative ai referendum per i quali ha deciso di votare. L’elettore è considerato come votante solo in relazione ai referendum per i quali ha ritirato le schede. E’ una fattispecie importante perché il referendum è valido esclusivamente se vota almeno il 50% degli aventi diritto. Di conseguenza, l’elettore che ritira la scheda contribuisce al quorum, mentre viceversa non viene considerato come votante in relazione a un referendum per il quale ha chiesto di non ritirare la scheda.

L’elettore può anche ritirare le schede e poi riconsegnarle senza andare in cabina ad esprimere il voto. In questo caso, la scheda è annullata ma l’elettore è considerato come votante.

Come si vota

Ricordiamo che è obbligatorio votare in cabina, l’elettore che compila le schede al di fuori della cabina elettorale annulla la scheda è non viene più ammesso al voto. In cabina non si possono portare cellulari, macchine fotografiche, o altri device che consentano di identificare il proprio voto. Gli elettori che per motivi di salute non sono in gradi di esprimere autonomamente il proprio voto in cabina possono essere accompagnati, ma devono esibire specifica certificazione al seggio.

I cinque quesiti referendari

Ricordiamo quali sono i cinque quesiti referendari.

  • Scheda verde chiaro: chiede l’abrogazione del contratto a tutele crescenti, e di conseguenza il ripristino del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo. Chi vota sì è favorevole all’abrogazione, chi vota no vuole invece mantenere il contratto a tutele crescenti.
  • Scheda arancione: abrogazione del tetto di sei mensilità del risarcimento per i licenziamento illegittimi nelle imprese fino a 15 dipendenti. Chi vota sì vuole eliminate il tetto delle sei mensilità, prevedendo che il giudice possa stabilire un risarcimento più alto, chi vota no invece è favorevole all’attuale legge.
  • Scheda grigia: abrogazione delle norme che consentono il contratto a termine senza causale per 12 mesi. Chi vota sì è favorevole all’obbligo di causale anche per i contratti fino a 12 mesi, chi vota no invece vuole mantenere l’attuale possibilità di stipulare questi contratti senza causale.
  • Scheda rosso rubino: chiede di estendere la responsabilità solidale in caso di infortuni sul lavoro negli appalti. Chi vota sì è favorevole a questa ipotesi, chi vota no invece vuole mantenere le attuali limitazioni alla responsabilità solidale.
  • Scheda gialla: dimezzamento da 10 a 5 anni dei tempi di residenza legale in Italia dello straniero maggiorenne extracomunitario per la richiesta di concessione della cittadinanza italiana. Chi vota sì è favorevole all’ottenimento della cittadinanza dopo cinque anni di residenza, chi vota non invece vuole mantenere gli attuali dieci anni.