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Google per le PMI: obiettivo Lavoro e Digitale

di Alessandro Longo

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Google raddoppia gli sforzi per la maturazione digitale delle PMI italiane, alla ricerca di un grande potenziale inespresso per il nostro mercato.

Il 28 maggio scade il bando di gara Google per selezionare studenti che aiutino le imprese italiane nella formazione al Digitale. Il 30 maggio, invece, parte il tour per diffonderne la cultura in azienda. Spiega in proposito Diego Ciulli, che si occupa di questi temi per la filiale italiana:

«Le PMI stanno imparando a usare gli strumenti della rete – compresi quelli di Google, tra cui il recente Business Foto – ma ora la sfida è diffondere questa cultura anche presso le aziende più tradizionali».

Vedete una svolta in corso? Sta evolvendo la consapevolezza delle PMI  italiane sull’importanza di essere in rete?

Sì, assolutamente sì. Prova ne è che in un anno sono diventate 52 le Camere di Commercio che partecipano al nostro di progetto di digitalizzazione delle PMI. Selezioneremo insieme a loro giovani sotto i 28 anni, che saranno formati da Google con 104 borse di studio da 6mila euro e poi ospitati dalle Camere di Commercio per supportare le PMI nelle digitalizzazione. Il bando scade il 28 maggio e vorremo portare i ragazzi nelle aziende subito dopo la pausa estiva. Ci sono arrivate 2.400 candidature finora: un bel successo.

Cosa vi aspettate dal bando? Che idea c’è dietro?

Questa è una bellissima domanda. L’idea è fare animazione culturale nelle imprese. E i migliori che possono farlo sono i ragazzi che vogliono entrare nel mercato del lavoro, nel proprio territorio. Questa è la seconda puntata: l’anno scorso c’è stato un progetto pilota con le Camere di Commercio. Il 60% dei ragazzi selezionati allora è stato assunto per lavori correlati al web, alla promozione online, all’internazionalizzazione.

Le Camere di Commercio si stanno dimostrando evangeliste del Digitale. Ma le PMI italiane, da parte loro, si stanno convertendo al verbo?

Non abbiamo dati precisi, ma vediamo che crescono le richieste di formazione e supporto da parte delle PMI. Attenzione e curiosità stanno certo aumentando. Non è tantissimo che Google ha cominciato a essere attento alla PMI, tuttavia: da circa due anni. Tutto è partito da una ricerca che abbiamo condotto, secondo cui l’impatto delle PMI sul mercato italiano e il suo potenziale sono enormi. Il ritardo dell’Italia nell’innovazione è dovuta appunto dallo stato delle PMI, dove da una parte si può trovare grande capacità di innovazione ma dall’altra anche lentezza nell’adottare il digitale. La conseguenza è che da noi l’economia internet vale appena il 2 per cento del Pil – comunque un valore in crescita – contro il 4% che è la media nei Paesi del G-20. Ciò detto, vedendo l’altro lato della medaglia, continuiamo a raccogliere storie su aziende che hanno avuto successo digitalizzandosi.

C’è qualche caratteristica in comune tra queste storie?

Ne ho trovate un paio. La prima è la lezione che il web in sé non esiste come modello economico. Il web, in tutte queste storie di successo, è servito per far evolvere il business tradizionale. Le aziende non hanno smesso di fare il mestiere che avevano imparato ma hanno cominciato a farlo meglio, grazie al web. Tra le mie storie preferite c’è questa: un 70enne orafo di Arezzo si è fatto tradurre in russo il sito, da un nostro borsista, e quindi ha cominciato a vendere su quel mercato.  Il secondo aspetto che ho notato: ogni storia di successo è collegata sempre a un affiancamento generazionale. Nuovi lavoratori, più giovani, entrando in azienda, vi hanno introdotto tecnologie digitali. È accaduto alla napoletana Torrefazione Carbonelli. Era sull’orlo della chiusura, ma poi i figli sono scesi in campo e hanno investito sull’e-commerce. Ora va bene.

E Google come si sta ponendo per aiutare le aziende italiane?

Pensiamo che possiamo essere la piattaforma con cui le aziende italiane possono valorizzarsi sul web. Le ricerche su Google, per le parole chiave del made in Italy, sono cresciute del 12% nel 2013, sul 2012. Ma nel dettaglio ci siamo resi conto che il mondo ha una visione stereotipata del made in Italy. Abbiamo creato quindi una piattaforma (Google.it/madeinitaly), con il ministero dell’Agricoltura, per mostrare quali sono i prodotti unici dell’Italia, noti o anche di nicchia. Il primo tassello della strategia di Google è quindi aiutare il made in Italy a farsi conoscere: non il singolo imprenditore, ma il prodotto. Il secondo pilastro è creare strumenti tecnologici, accessibili, per le aziende. Terzo, far crescere la consapevolezza digitale nel paese. Lanceremo un tour il 30 maggio un tour che durerà fino a dicembre: con partner istituzionali, andremo sul territorio con eventi per mostrare storie di successo e dare formazione con i nostri partner (Coldiretti e Cna). In questo stesso ambito, abbiamo creato un pacchetto di lezioni online per spiegare agli imprenditori come internet può essere d’aiuto per loro.

All’atto pratico, però, le PMI italiane come stanno usando i vostri strumenti per farsi conoscere?

Ricorrono soprattutto a campagne  pubblicitarie per farsi conoscere su nuovi potenziali mercati e agli analytics. Ma usano molto anche le nostre mappe  e Youtube. Sulle mappe gli imprenditori inseriscono la propria attività; ma cominciano anche  usare un nuovo servizio, Google Business Foto, che consente di fare visite virtuali presso un’attività commerciale. Su Youtube invece caricano video che fanno storytelling dei prodotti. Per esempio, un liutaio toscano ha raccontato come crea i propri strumenti.

Quindi possiamo dire che sta evolvendo non solo la consapevolezza digitale delle PMI ma anche il loro l’utilizzo di Internet?

Diciamo che siamo in una fase di divisione. Da una parte ci sono i pionieri, che stanno evolvendo nell’uso di internet; dall’altra, ci sono aziende più tradizionaliste che non stanno ancora sfruttando le opportunità del web. Molte di loro nemmeno  hanno un sito. La sfida dei prossimi anni sarà aiutare tutto il Paese a seguire i pionieri, ora che questi hanno mostrata la strada.

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