La Francia contro Google News

di Barbara Weisz

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Gli editori d'oltralpe annunciano un proprio motore di ricerca per le notizie. In rete entro fine anno, il servizio sarà a pagamento

Dalla Francia parte un’offensiva in grande stile contro Google News. I giornali d’oltralpe entro la fine dell’anno metteranno in rete un proprio motore di ricerca per le notizie e probabilmente decideranno di togliere i loro contenuti dal servizio di Mountain View.

Lo hanno deciso gli editori francesi al termine di una riunione del Spqn, il proprio organismo di rappresentanza, a cui hanno partecipato anche componenti del governo e rappresentanti dei periodici. Fra i punti fondamentali del progetto, una serie di pacchetti per abbonamenti trasversali per più testate, e in genere il fatto che «al centro delle priorità» ci sarà «la monetizzazione dei contenuti».

Tutto questo succede dopo il fallimento delle trattative con Google, a cui sostanzialmente chiedevano una parte dei ricavi pubblicitari generati dalle ricerche di attualità. E così, gli editori francesi hanno deciso di fare da soli. Ancora non ci sono i dettagli del progetto, per esempio non si sa come sarà realizzata la piattaforma tecnologica. Il quotidiano economico Les Echos scrive che sono in corso contatti con rappresentanti di Microsoft-Bing e di Orange. 

Dunque, una concorrenza vera e propria, scelta che i proprietari degli organi di stampa d’oltralpe spiegano chiaramente di aver fatto per «evitare di dover ricorrere alla giustizia, come hanno fatto i giornali belgi o italiani». La battaglia, se così si può chiamare, fra Google news e chi produce l’informazione è di grande attualità in tutti i paesi. Le soluzioni che gli editori stanno mettendo a punto sono diverse: dai contenziosi, ai tentativi di accordo, alla autonoma decisione di fornire le news a pagamento. Recentemente Google ha annunciato un nuovo progetto, Newspass, proponendosi in sostanza come distributore sul web dei contenuti informativi a pagamento, con un sistema che permetterebbe agli editori di monetizzare i contenuti.

Il Media Institute, organizzazione no profit statunitense, ha recentemente pubblicato un intervento di Kurt Wimmer dal titolo “Digital Journalism: The Audience Is Here. But Who’s Monetizing the Content?” (Giornalismo digitale, il pubblico è qui. Ma chi sta monetizzando i contenuti?) che espone molto sinteticamente i termini della questione. I lettori non mancano, anzi crescono. Ma «le società che guadagnano dall’informazione non sono quelle che la producono» e «quelle che la producono non sono in grado di utilizzare i guadagni per fare un giornalismo migliore».

Il fatto che i lettori non manchino è confermato da più parti. Secondo i dati diffusi dagli editori francesi, gli utenti che visitano i siti di news sono almeno 14 milioni, e l’attualità è il secondo motivo di consultazione dopo le cosiddette informazioni di servizio, il meteo, il traffico e via dicendo. Wimmer cita studi che indicano negli Usa una crescita del 10% dei lettori online nell’aprile di quest’anno rispetto a gennaio, e sottolinea che per esempio se è vero che il Wall Street Journal l’anno scorso ha perso 20mila copie di diffusione cartacea, ha guadagnato nello stesso periodo 31mila sottoscrittori sul web.

Insomma, i numeri da grande business ci sono tutti, ma fra tentativi di web a pagamento (per esempio della News Corp di Murdoch), nuovi device che aprono nuove possibilità come i tablet, edicole virtuali, free press, forse si puo’ dire che il futuro dell’informazione nell’era della tecnologia è in buona parte ancora da scrivere.