Cloud computing: l’Europa deve investire di più

di Rosaria Di Prata

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Protezione dati aziende: secondo un report pubblicato negli Usa, in Europa occorre investire nella tecnologia del cloud computing.

Un report pubblicato da Bloomberg mette in evidenza la necessità per l’Europa di iniziare a pensare a dei seri cambiamenti per mettersi al passo con gli Stati Uniti in materia di cloud computing, ossia quelle tecnologie che permettono di memorizzare o elaborare dati grazie all’utilizzo di software distribuiti e virtualizzati in rete. Le soluzioni sono spesso all’avanguardia e molte aziende, già da diverso tempo, hanno deciso di sceglierle affinché la strada della ricerca possa sempre migliorare.

In Europa diventa così evidente anche il problema legato alla sicurezza che spesso mette a rischio i dati che sono archiviati. Sistemi migliori esistono ma l’Europa deve iniziare a pensarsi per raggiungere un livello di parificazione adeguato.

È proprio attraverso questo report che si richiede una specie di protezionismo per le aziende tecnologiche europee. Fino a oggi, soprattutto Francia e Germania hanno iniziato a realizzare qualcosa di concreto: la prima ha diffuso prodotti realizzati sul mercato interno mentre la seconda sta prendendo in esame la possibilità di creare nuove leggi che erigano una nuova cloud tedesca. Tante aziende europee hanno preferito invece affidarsi oltreoceano per modificare il proprio comparto informatico. In alcuni casi sono stati tutelati i diritti esclusivi sui file ritenuti sensibili senza affidarli completamente ai sistemi statunitensi. 

In Commissione Europea si discute anche di ciò per avere una nuova strada dove ciascuno Stato possa avere delle iniziative entro i propri confini limitando così la necessità di rivolgersi all’estero. Lo sviluppo nel settore digitale porterebbe anche un aumento di impiego di mano d’opera e ne gioverebbe l’occupazione, considerando anche il delicato momento economico che si sta vivendo.

Le previsioni sottolineano che il mercato mondiale legato al cloud, potrebbe toccare i 240 miliardi di euro entro il 2020 e, di questa cifra, solo una piccola parte è riferita all’Europa. Per tale ragione è necessario un cambiamento concreto che permetta all’Europa di candidarsi per questo settore ricoprendo un ruolo d’importanza primaria.

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