Identità Digitale: SPID anche per piccoli provider

di Barbara Weisz

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Bocciato il tetto di capitale previsto per gli identity provider dello SPID, il nuovo sistema di identità digitale con PIN unico: mercato ora aperto anche ai piccoli operatori.

Identità Digitale

Il TAR Lazio boccia i limiti di capitale per l’accesso allo SPID, Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale, che tagliava fuori i piccoli fornitori aprendo la strada a tutti gli identity provider, che al momento sono invece soltanto tre: Telecom Italia, Poste Italiane e Infocert. La palla passa ora al Governo, che dovrà eventualmente modificare il decreto attuativo dello SPID (Dpcm 24 ottobre 2014, sulla Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre 2015).

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Tecnicamente, il TAR (sentenza 9951/2015) ha accolto un ricorso presentato dalle  associazioni di categoria Assintel e Assoprovider contro l’articolo 10 del decreto, che prevedeva un capitale sociale minimo di 5 milioni per gli identity provider. Un requisito discriminatorio in favore dei soggetti pubblici che, secondo il tribunale amministrativo, esclude:

«tutte quelle imprese che già esercitano un’attività di identificazione nello specifico settore di operatività, nel contempo generando una perdita per lo Stato che invece potrebbe contare ab initio sulla presenza di medie imprese sul territorio», senza perseguire «una finalità logica» essendo invece «sproporzionato rispetto al fine che la norma intende perseguire».

In definitiva, una la regola «viziata da eccesso di potere» e «in contrasto con i principi comunitari di tutela della concorrenza, parità di trattamento e non discriminazione». Conclusione: l’articolo 10 del decreto è annullato.

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Antonio Samaritani, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, sottolinea subito che la sentenza:

«non rallenta il percorso per l’attuazione dello SPID», annullando «unicamente le prescrizioni relative ai requisiti finanziari richiesti ai privati che intendono candidarsi come identity provider». L’Agenzia «procederà con la pubblicazione dei regolamenti tecnici che definiscono tempistiche e modalità di attuazione del Sistema Pubblico di Identità Digitale entro la fine di luglio, così come concordato con il Ministro per la funzione pubblica».

Certo, il Governo potrà eventualmente decidere di intervenire con un provvedimento che recepisca la sentenza del TAR del Lazio in relazione alla questione del requisito di capitale.

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Nel frattempo, si registra la soddisfazione delle associazioni di categoria, promotrici del ricorso: Giorgio Rapari, presidente Assintel, parla di

«un primo grande risultato per ridare dignità alle piccole e medie imprese digitali, in un Paese in cui l’Innovazione è troppo spesso appannaggio di poche grandi realtà che falsano il mercato». Assintel è coinvolta in prima persona su più tavoli di confronto: la vittoria sulla vicenda SPID potrebbe essere quell’apri-pista necessario per attivare nei nostri interlocutori istituzionali la medesima sensibilità rispetto a tutti gli altri temi legati all’Innovazione, primo fra tutti quello dell’aggiudicazione delle gare pubbliche nella nuova normativa dei codici degli appalti».

Sulla stessa linea Dino Bortolotto, presidente Assoprovider, secondo il quale

«la digitalizzazione del paese deve essere un processo partecipativo, non discriminatorio, e lo Stato non può contemporaneamente auspicare la nascita e sviluppo delle startup e poi limitare artificiosamente i settori nei quali queste possono operare. L’innovazione non è una questione di capitale sociale ma solo e soltanto di capitale umano. Assoprovider ritiene che sia giunto il tempo di rimuovere tutti i vincoli che frenano la diffusione dal basso dei servizi e della tecnologia, cosa che riguarda anche il vincolo di 1 milione di euro di capitale sociale minimo richiesto per divenire gestore di Posta Elettronica Certificata».

Ricordiamo che il progetto SPID prevede che ogni cittadino, impresa o ente possa accedere a tutti i servizi della PA e anche ad alcuni servizi privati con un solo PIN, che in pratica rappresenta la sua identità digitale. La fase di sperimentazione è partita con alcune amministrazioni (fra cui INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, alcune Regioni e Comuni). Secondo le attese, entro settembre dovrebbero esserci circa 3 milioni di utenti con un’identità digitale, che diventeranno almeno 10 milioni quando il piano sarà portato a completamento, nel dicembre 2017.