Green ICT & ICT for Green

di Valentina Sacchetti

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La Commissione Europea invita a fare di più per un'economia efficiente sul piano energetico e basse emissioni di CO2

Il settore ICT è responsabile di una parte delle emissioni e contribuisce in larga misura ad incrementare la quota di elettro-rifiuti annualmente prodotti. Le tecnologie ICT sarebbero però in grado di portare a una riduzione complessiva delle emissioni del 15% entro il 2020, grazie al miglioramento del monitoraggio e della gestione del consumo energetico negli uffici e negli spazi pubblici.

È comunque vero che per poter progettare prodotti più eco-compatibili è importante migliorare e rendere più efficiente e ambientalmente compatibile l’intero ciclo di vita dei prodotti informatici, dalla loro progettazione, alla produzione, alla logistica e alla vendita/acquisto, all’utilizzo e infine allo smaltimento, in modo da tenere in considerazione quali materiali e sostanze privilegiare e incentivare. Si provvede alla ricerca di soluzioni capaci di ridurre i consumi e l’impatto ambientale delle infrastrutture IT e provvedere alla gestione degli apparecchi dimessi. Quest’approccio è quello che viene definito green IT, green computing o ICT eco-sostenibile, ovvero un insieme di studi e applicazioni che si pongono come obiettivo principale una maggior efficienza nell’utilizzo delle risorse tecnologiche, accompagnata da una maggiore attenzione nei confronti dell’ambiente.

Le iniziative di Green ICT lanciate nel corso degli ultimi anni hanno avuto particolare risonanza grazie alla nuova sensibilità sui temi della riduzione dell’impatto ambientale. In un’economia caratterizzata dall’esplosione delle apparecchiature digitali, collegabili in rete con protocolli Ip, il ruolo dell’ICT per l’efficienza e l’ambiente è ancora più ampio. Il processo di sostituzione e integrazione delle tecnologie elettromeccaniche con quelle digitali consente di aumentare le possibilità di raccolta e archiviazione di dati che possono essere elaborati e condivisi per effettuare analisi e mettere in atto azioni migliorative. Si pensi ad esempio, nel settore elettrico, alla sostituzione dei vecchi contatori con quelli “intelligenti” che consentono di disporre di misure dei consumi di energia per intervalli di tempo, abilitano azioni di demand side management, oltre ad evitare l’intervento di squadre sul territorio per l’attivazione o disattivazione della fornitura di energia elettrica. La chiave di successo risiede proprio nella capacità di tali sistemi di gestire un aumento esponenziale di dati, elaborandoli e mettendoli a disposizione di altri applicativi.

 

L’utilizzo della Fatturazione Elettronica avrebbe conseguenze positive sull’ambiente: lo mette in luce uno studio dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano. Il settore privato e il settore pubblico in Italia emettono e conservano un’enorme quantità di documenti. L’emissione, lo scambio e la conservazione nel solo formato digitale di questi documenti può rappresentare un’importante opportunità di contenimento dei costi: un argomento di indubbio interesse per tutte le organizzazioni coinvolte nel ciclo ordine-pagamento, dalle imprese al mondo bancario, dai fornitori alle PA. Secondo quanto emerge dalle ricerche condotte, grazie a queste soluzioni si può risparmiare molto. Il nostro Paese ogni anno vede lo scambio di circa 1,3 miliardi di fatture, prevalentemente di cui solo il 5-6% sono digitalizzate; solo nella Pubblica Amministrazione si risparmierebbero intorno ai 2 miliardi di euro ogni anno. Nonostante gli evidenti vantaggi che comporta l’adozione di tale tecnologia, la Fatturazione Elettronica è ancora oggi un fenomeno limitato a causa delle resistenze culturali: prime fra tutte la limitata consapevolezza del valore che questa soluzione può portare in termini di ottimizzazione dei costi di archiviazione documentale e di impatto sull’ambiente e la conseguente scarsa propensione all’investimento.

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