Open Source nelle PA, Napoli fa dietrofront

di Claudio Mastroianni

scritto il

La Giunta del comune partenopeo fa un passo indietro, stringe accordi con Microsoft e rinnega una precedente delibera dello scorso febbraio in favore del software libero

Passare all’Open Source? Troppo complicato, almeno secondo la Giunta di Napoli. Che ha deciso così di andare contro una delibera approvata dal Consiglio Comunale lo scorso Febbraio e di stringere nuovi accordi con Microsoft per restare legati al software proprietario.

I termini dell’accordo fra la Giunta e il colosso di Redmond prevedono un impegno economico da parte del Comune di Napoli pari a circa un milione di euro e un impegno pluriennale, a fronte della possibilità da parte degli uffici comunali di usare il software proprietario Microsoft e di agevolazioni per i dipendenti per l’utilizzo anche in casa degli applicativi in questione.

Una scelta che sembra rinnegare la precedente delibera del Consiglio, che imponeva invece di «predisporre le opportune azioni e proposte per accedere al fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, attivando la sperimentazione delle applicazioni software a codice aperto».

Donata Rizzo D’Abundo, assessore alle reti telematiche della giunta partenopea e fra i responsabili dell’accordo con Redmond, difende però la sua scelta: «Serve una seria formazione del personale che dovrà utilizzare i nuovi programmi, occorrerebbe aggiornare l’intero parco informatico del Comune che utilizza un codice privato. Non è possibile attuare il passaggio ai programmi open source con rapidità». Le polemiche, però, non si arrestano.