L’Agenda digitale europea

di Stefano Pierini

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L'Agenda digitale europea è una delle sette iniziative volte a sviluppare l'economia europea basata sulla conoscenza, sull'innovazione, sull'occupazione e su una gestione delle risorse ecocompatibili

Nel marzo di quest’anno la Commissione Europea, come risposta strategica per il prossimo decennio e cercando di delineare una modalità di azione europea di risposta alla crisi in atto, ha pubblicato il documento “Europa 2020, una strategia per una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva”. Queste sono le 3 condizioni individuate per sviluppare l’economia europea basata sulla conoscenza, sull’innovazione, sull’occupazione e su una gestione delle risorse ecocompatibili. Ma per creare le condizioni affinché questi 3 obiettivi possano essere concretamente attuati sono state lanciate 7 iniziative dette “faro”, di cui una è l’Agenda digitale europea.

Essa è parte di una programmazione integrata per lo sviluppo e si affianca alle altre 6 proposte:

  • “L’Unione dell’innovazione” affinché si attui una politica della ricerca con investimenti crescenti e determini nuove opportunità di impresa e occupazione
  • “Youth on the move” per accrescere la qualità dei sistemi di insegnamento e agevolare l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro
  • “Un’Europa efficiente sotto il profilo delle risorse” per diminuire l’effetto serra, contenere l’emissione di Co2 e favorire il risparmio energetico, attraverso un maggior impiego delle energie rinnovabili e una miglior efficienza energetica a livello industriale e nei trasporti
  • “Una politica industriale per l’era della globalizzazione”
  • “Un’agenda per nuove competenze e nuovi posti di lavoro”, con lo sviluppo della formazione continua e la mobilità occupazionale e il conseguente riconoscimento delle competenze acquisite
  • La “Piattaforma europea contro la povertà” affinché lo sviluppo possa creare condizioni di vita tali da abbattere la discriminazione sociale e che agli esclusi vengano offerte maggiori possibilità di partecipazione alla vita sociale.

La diffusione dell’ICT ha fatto passi da gigante con la trasformazione dell’utente da semplice fruitore di informazioni, applicazioni, programmi, a protagonista interattivo con l’avvento del Web 2.0 e la gestione di una propria vita nella virtualità. Ciò però ha portato alcune discriminazioni (dovute all’età, alla formazione, all’ubicazione, all’appartenenza a ceti sociali, alle disabilità, ecc..) che hanno attuato il digital divide e hanno anche rallentato le potenzialità di sviluppo di nuovi investimenti tecnologici e di infrastrutture. Pertanto, l’Agenda analizza il contesto con i suoi limiti e ne individua le azioni per superarli e per ampliare il mercato digitale, che deve essere aperto e costruire la diffusione della conoscenza e tutelare le libertà individuali con efficienti politiche della sicurezza sulla privacy e sulle transazioni commerciali. Le discriminazioni dette determinano che ancora il 30% degli Europei non ha mai usato Internet e la fruizione di Internet veloce (utilizzo della fibra ottica) è solo appannaggio di pochi, l’1% contro il 15% della popolazione coreana e il 12% di quella giapponese. La scarsa interoperabilità, le molte norme non valide a livello transfrontaliero, fanno da freno per un potenziamento della rete, in velocità e in copertura geografica, rendendo gli investimenti privati poco appetibili e quindi con alcuni territori solo in attesa di cofinanziamenti comunitari complessi e ricchi di iter burocratici. Ma quali interventi la Commissione ha previsto di realizzare a breve termine (entro il 2015)?

Ecco le priorità previste:

  1. creare un mercato unico digitale
  2. migliorare il contesto per l’interoperabilità tra prodotti e servizi TIC
  3. stimolare la fiducia in Internet e la sicurezza online
  4. garantire l’offerta di un accesso a Internet molto più veloce
  5. incoraggiare gli investimenti nella ricerca e sviluppo
  6. migliorare l’alfabetizzazione, le competenze e l’inclusione nel mondo digitale
  7. utilizzare le TIC per affrontare problemi sociali come i cambiamenti climatici, l’aumento della spesa sanitaria e l’invecchiamento della popolazione.

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