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Green Pass a scuola per docenti e ATA: obblighi e sanzioni

di Redazione PMI.it

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Obbligo di Green Pass da settembre per docenti, ATA e personale per la somministrazione dei pasti: regole e sanzioni, esenzioni e tutele, linee guida.

Il Consiglio dei Ministri ha reso obbligatorio il Green Pass anche in ambito scolastico, imponendo la presentazione della certificazione verde Covid per tutto il personale scolastico e universitario, così come per gli studenti universitari. Il mancato rispetto del requisito sarà considerato assenza ingiustificata e il rapporto di lavoro verrà sospeso a decorrere dal quinto giorno di assenza (con sospensione dello stipendio).

Tutto il personale scolastico e universitario e gli studenti universitari (che potranno essere sottoposti a controlli a campione) devono possedere il green pass. Il mancato rispetto del requisito è considerato assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti la retribuzione né altro compenso.

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Spetterà ai dirigenti scolastici verificare il possesso del Green Pass per i docenti e il personale ATA, pena sanzioni fino a 3mila euro in caso di omesso controllo. Una decisione che, tuttavia, sta scatenando accese polemiche da parte dei presidi, i quali lamentano la carenza di risorse e di personale aggiuntivo per ottemperare ai nuovi obblighi nelle scuole.

È normale che la violazione di un obbligo sia sanzionata, è però inaccettabile che ai dirigenti scolastici non siano assegnate le risorse umane che chiediamo da tempo, assolutamente necessarie per assolvere i compiti, sempre più numerosi, che vengono loro richiesti.

In realtà, il 5 agosto, il Consiglio dei Ministri ha approvato l’autorizzazione al Ministero dell’Istruzione ad assumere, a tempo indeterminato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili, per l’anno scolastico 2021/2022 un numero pari a:

  • 12.193 unità di personale A.T.A (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario);
  • 450 unità di dirigenti scolastici;
  • 108 unità di personale educativo;
  • 673 unità di insegnanti di religione cattolica.

Per quanto riguarda la popolazione studentesca, in tema di Green Pass non è previsto alcun obbligo per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, tuttavia il Ministero dell’Istruzione ha già pubblicato le linee guida per il rientro a settembre approvate dal CdM:

  • l’attività scolastica e didattica della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della secondaria di primo e secondo grado si svolgerà in presenza. Sono previste deroghe definite dai Presidenti delle Regioni e delle Province autonome esclusivamente nelle zone arancioni e rosse, solo in circostanze di eccezionale e straordinaria necessità e per singole istituzioni scolastiche;
  • dovrà essere mantenuto il metro di distanza così come l’uso delle mascherine (non dovranno essere indossate dai bambini di età inferiore ai sei anni e dai soggetti con patologie o disabilità);
  • non si potrà accedere ai locali scolastici in caso di sintomatologia respiratoria o temperatura corporea che supera i 37,5°.

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Ancora: la somministrazione dei pasti nelle scuole dovrà essere effettuata da personale dotato di green pass; si prevede una tutela legale per il personale scolastico che, nell’adempimento dei doveri d’ufficio, debba trovare soluzione a problemi tecnico scientifici di particolare difficoltà.

Per tutte le categorie interessate dagli obblighi di green pass, fanno eccezione solo coloro che sono esenti dalla campagna vaccinale e per motivi di salute. La disposizione, ad esempio, non si applica al personale che risulta esente dalla vaccinazione secondo i criteri indicati dal Ministero della Salute, mentre restano tutelati i lavoratori fragili. Il green pass non è previsto per studenti e studentesse delle scuole ma solo all’università.

Sul fronte sindacale le reazioni non sono mancate, come sottolinea la segretaria di CISL Scuola Maddalena Gissi a proposito del mancato confronto tra il Governo e le parti sociali:

Sul green pass per il personale scolastico il Governo si è mosso in termini discutibili e per alcuni aspetti inaccettabili. Non tanto per la scelta in sé, che risponde a una precisa responsabilità politica assunta a fronte di una situazione di emergenza, quanto per le ricadute che ne discendono sulle condizioni di lavoro del personale, su cui il confronto con le parti sociali è assolutamente doveroso e dal nostro punto di vista irrinunciabile.