Quando la pubblicità prende in giro se stessa

di Rosanna Marchegiani

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Qualche volta accade che la pubblicità è capace di prendersi in giro e allora ci fa davvero sorridere

Ne è passato di tempo da quando, nel lontano 3 febbraio 1957 nasceva Carosello come prima forma di pubblicità televisiva in Italia.

Carosello accoglieva solamente quattro o cinque messaggi pubblicitari e quelli che hanno qualche annetto in più, si ricordano sicuramente il pulcino Calimero del detersivo Ava, Ernesto Calindri e il suo Cynar o la famosa pubblicità della Moplen di Gino Bramieri.

Da allora tante cose sono cambiate nella pubblicità televisiva: dalla sua quantità, al linguaggio verbale, alla musica impiegata, all’abbigliamento, ai protagonisti, e così via. In questi lunghi anni abbiamo ascoltato tanti slogan, abbiamo visto tanti spot, prestato orecchio a tanti jingle e motivetti orecchiabili, ammirato tanti testimonial, osservato tante tipologie umane, famiglie tipo e prodotti reclamizzati.

E ci siamo anche abituati a prodotti che promettono di tutto di più: detersivi capaci di sconfiggere qualsiasi macchia e lavare ancora più bianco o freddare lo sporco e accarezzare i colori, candeggine in grado di smacchiare a fondo senza strapp, carburanti che possono farci volare, elettrodomestici che sono il genio della casa, paste alimentari che per il solo fatto di esserci c’è casa.

Qualche volta ci siamo fatti affascinare da questi prodotti e dalle loro reclame e qualche altra ci siamo chiesti: «Sarà vero che un prodotto possa fare tanto?».

Da quando, poi, la vita media si è allungata e gli over 50 sono sempre di più e rappresentano una buona fetta del mercato, anche la pubblicità televisiva li ha scoperti. Sono uomini e donne che curano particolarmente il loro abbigliamento, sono propesi all’innovazione e alla tecnologia, attenti alla salute e non disdegnano l’uso di prodotti cosmetici, maschi compresi.

E la pubblicità, immancabilmente, non si è fatta scappare l’occasione di promettere a queste nuove ragazzine e nuovi giovanotti ultra cinquantenni, che si può non invecchiare e restare eternamente giovani.

Ecco allora che la pubblicità si è riempita di donne di mezza età sempre belle e affascinanti che sanno restare giovani usando la crema antirughe giusta, lo yogurt che evita il gonfiore, i corn flakes miracolosi che permettono di rimettere l’abito di 10 anni prima e di uomini non proprio giovanissimi, ma sempre affascinanti, che giocano a tennis e corrono nei parchi con più vigore dei venticinquenni.

Ma poi, qualche volta, la pubblicità è anche capace di fare il verso a se stessa. Alla fine di agosto è partita la campagna di promozione “TuttoIncluso” di Infostrada nella quale uno smagliante Fiorello, da poco cinquantenne, si atteggia a divo e ci spiega che, nonostante gli anni, si sente ancora un ragazzino: ha demolito il colesterolo in eccesso, ha sconfitto le rughe sul suo volto e le sue difese immunitarie giocano sempre in attacco. E il segreto di tutto questo è semplice: stare da anni col marchio sponsorizzato.

Ma a sorpresa, lo spot ci ricorda che tutto questo non è sufficiente a regalarci l’eterna giovinezza e a sconfiggere il nemico numero uno: la temuta vecchiaia. E proprio allora, quando la pubblicità si prende in giro, che ci fa sorridere e ci piace di più.

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