Cnel: mezzo milione di posti di lavoro a rischio

di Emanuele Menietti

scritto il

Tra 540mila e 350 mila posti di lavoro a rischio in Italia entro la fine del 2009. È la stima del rapporto Cnel, che ha indagato lo stato dell'occupazione nel difficile anno della crisi economica

Sono circa mezzo milione i posti di lavoro a rischio in Italia. Il dato poco confortante è stato diffuso dal Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), che ha presentato il proprio rapporto sul mercato del lavoro per il periodo 2008 – 2009. Le nuove stime sull’occupazione tengono conto del difficile momento per l’economia su scala globale e delle possibilità di ripresa nel breve periodo. 

Secondo gli esperti del Cnel, per il 2009 sarebbero complessivamente a rischio circa 540mila posti di lavoro nell’ipotesi peggiore. Un dato preoccupante, la cui gravità è sostanzialmente confermata anche dagli scenari maggiormente ottimistici che identificano nella cifra di 350mila il numero di posizioni lavorative a rischio. La stima aumenta ulteriormente se i dati vengono calcolati in termini di Unità Lavorative Annue (ULA), che comprendono anche i lavoratori part-time. In questo caso il delta identificato dal Cnel si attesta tra 620mila e 820mila posti di lavoro a rischio.

Citando i dati dell’Istat, il rapporto sul mercato del lavoro dipinge un quadro a tinte fosche per quanto concerne l’occupazione in Italia: «il mercato del lavoro italiano nel primo trimestre 2009 inizia a mostrare i primi importanti effetti della crisi economica. L’Istat registra infatti una riduzione complessiva dell’occupazione (pari a 204 mila lavoratori in meno su base annua) e un aumento del tasso di disoccupazione, che in questo primo trimestre dell’anno raggiunge il 7,9 per cento. Per la prima volta dopo 14 anni l’occupazione in Italia ha dunque cessato di crescere, con flessioni più consistenti nel Mezzogiorno (dove si sono concentrate oltre il 50 per cento delle perdite), ma senza risparmiare anche le altre aree del Paese».

Secondo i dati forniti dal Cnel, i disoccupati in Italia subiranno un aumento compreso tra 270mila e 460mila unità, una condizione che potrà portare a un ulteriore incremento delle richieste per gli ammortizzatori sociali. La nuova condizione principalmente dettata dalla crisi economica potrebbe dunque far lievitare il livello di disoccupazione verso il 9%. Le stime parlano infatti di una percentuale di disoccupati tra il 7,9% e gli 8,6 punti percentuali nella peggiore delle ipotesi.

L’aumento della disoccupazione potrebbe interessare principalmente le donne, già fortemente penalizzate nel mercato del lavoro in Italia. Il rapporto del Cnel ipotizza un 10% di disoccupazione femminile per il 2009 a fronte del già alto 8,5% dello scorso anno. Meno marcato l’incremento del numero di disoccupati sul fronte maschile: il tasso dovrebbe infatti passare dai 5,5 punti percentuali del 2008 al 7,1% previsto per la fine dell’anno in corso.

I forti scossoni per il mondo del lavoro porteranno probabilmente, secondo gli esperti del Cnel, a ulteriori difficili conseguenze legate a retribuzioni e reddito: «Attraverso il mercato del lavoro molti degli effetti della crisi giungono alle famiglie. Nel corso della fase più recente oltre alla caduta della domanda di lavoro si osserva una decisa decelerazione salariale, legata alla caduta delle ore lavorate e delle componenti della retribuzione non contrattate centralmente, il cosiddetto wage drift. Le retribuzioni di fatto da contabilità vanno molto peggio delle contrattuali, e questo rende possibile per la prima volta dal dopoguerra una caduta della massa salariale».

Caduta dell’inflazione, stabilizzatori automatici del bilancio pubblico e sussidi dovrebbero comunque mitigare la prevista caduta dei redditi delle famiglie. Gli ammortizzatori sociali sono dunque destinati ad acquisire ulteriore importanza nel corso dei prossimi mesi come strumento per tenere a bada gli effetti della crisi in attesa dell’auspicata ripresa del ciclo economico.