Rivoluzione nell’abbigliamento, Upim passa nelle mani del Gruppo Coin

di Emanuele Menietti

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Il Gruppo Coin ha confermato l'intenzione di acquisire Upim per migliorare le proprie potenzialità commerciali nel campo dell'abbigliamento. L'operazione sarà conclusa entro il prossimo gennaio

Il Gruppo Coin Spa ha da poco confermato di aver raggiunto un accordo per procedere all’acquisizione del 100% del capitale sociale di Upim Srl. Il nuovo patto è destinato a rivoluzionare ancora una volta il comparto dell’abbigliamento in Italia e porterà alla fusione di una realtà storica e radicata nel territorio come Upim in un gruppo dinamico e leader del settore come Coin. L’accordo è stato stretto da un consorzio formato da alcuni importanti soggetti della finanza come Investitori Associati, Pirelli RE, Deutsche Bank e la Famiglia Borletti.

Grazie a Upim, il Gruppo Coin potrà potenziare la propria presenza in Italia facendo affidamento su un brand molto noto e conosciuto ai consumatori. Upim porta in dote un volume di vendite nette intorno ai 430 milioni di Euro, 135 negozi sul territorio nazionale con il proprio marchio e 15 negozio con il brand BluKids. A questi punti vendita si aggiunge poi la vasta rete in franchising che comprendere oltre 200 negozi.

«L’acquisizione del 100% del capitale sociale di Upim verrà perfezionata tramite assegnazione agli azionisti della stessa di una partecipazione pari al 7,5% del capitale sociale di Gruppo Coin. Si prevede che tale assegnazione avverrà tramite un aumento di capitale riservato e, in minor misura, attraverso l’utilizzo delle azioni proprie attualmente detenute in portafoglio da parte di Gruppo Coin. La partecipazione che sarà detenuta a fronte del conferimento e/o dell’utilizzo di azioni proprie sarà soggetta ad un periodo di lock-up di 24 mesi a partire dalla data di esecuzione del contratto» si legge nel comunicato ufficiale del Gruppo Coin da poco rilasciato [pdf]. Stando alle prime informazioni, una volta terminato il periodo di lock-up l’azionista di maggioranza di Coin potrà esercitare un’opzione di acquisto della durata di circa tre mesi a un corrispettivo pari a circa 70 milioni di Euro.

L’accordo da poco stipulato mira a rimettere anche in sesto i conti di Upim prima degli ultimi passaggi per il perfezionamento della transazione. L’indebitamento netto della società sarà dunque ridotto di circa 52,5 milioni di Euro rispetto alla cifra rilevata verso la fine dello scorso settembre 2009. Le parti cercheranno, inoltre, di raggiungere nuovi accordi con gli altri creditori per ridurre ulteriormente l’indebitamento complessivo della società in via di acquisizione.

Il socio di rifermento della società, Carpaccio Investimenti Spa, dovrebbe inoltre provvedere all’elargizione di un finanziamento per il Gruppo Coin pari a 26,5 milioni di Euro. Tale cifrà sarà messa in campo per sostenere l’operazione di acquisto e fornire le basi per i successivi passaggi necessari per la completa acquisizione di Upim. L’accordo prevede poi che «alcuni manager, dipendenti di Gruppo Coin, sottoscrivano un aumento di capitale riservato di Gruppo Coin per un ammontare massimo pari ad Euro 8,5 milioni».

I tempi previsti per portare a termine l’operazione sono particolarmente stretti e dimostrano la volonta del Gruppo Coin di giungere quanto prima alla chiusura della vicenda. Nel corso degli ultimi giorni del prossimo gennaio 2010 l’assemblea degli azionisti dovrà esprimere il proprio parere sull’operazione, passaggio formale necessario e dal risultato scontato alla luce dell’impegno dell’azionista di maggioranza a esprimersi a favore. Salvo cambiamenti di programma o particolari rilievi da parte delle autorità Antitrust, l’intera vicenda potrebbe concludersi entro il mese di gennaio con il definitivo passaggio di Upim sotto l’ala del Gruppo Coin.

I soggetti interessati non hanno fornito, al momento, molte informazioni sulle conseguenze pratiche legate all’acquisizione. Sul fronte dei punti vendita, il Gruppo Coin potrà fare affidamento su una rete distributiva più ampia e potrà raggiungere nuove aree fino a ora coperte da Upim. L’unione porterà probabilmente alla duplicazione di alcuni asset e dunque alla necessità di fare nuovo ordine nella struttura organizzativa della società, ottimizzando risorse e compentenze a disposizione.

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