Gli stili di leadership secondo White e Lippit

di Rosanna Marchegiani

scritto il

Secondo White e Lippit il capo può condurre il gruppo usando tre differenti stili di leadership: quello autoritario, quello democratico o quello permissivo

L’espressione leader trae origine dal verbo inglese to lead, ovvero condurre, dirigere, guidare. Lo stile di leadership è il modo in cui il capo, il leader per l’appunto, conduce i suoi subalterni, come li guida, li dirige, li coordina. La dottrina ha fornito varie classificazioni dei diversi stili di leadership. Una delle più note è quella elaborata da White e Lippit.

Secondo i due autori si possono distinguere tre diversi stili di leadership:

  1. lo stile autoritario;
  2. lo stile democratico;
  3. lo stile permissivo, detto anche di delega o laissez-faire.

Lo stile autoritario si ha quando il leader assume tutte le decisioni: cosa fare, come farlo, in che modo, in che tempi. La decisione è il frutto dell’intuizione o comunque della volontà del capo che non fornisce spiegazioni ai membri del gruppo sulle ragioni delle scelte adottate. Queste vengono comunicate ai subalterni tra i quali viene distribuito il lavoro. Il rispetto delle decisioni prese dal top management è ottenuto attraverso la coercizione (sanzioni, punizioni). Le comunicazioni sono centralizzate. Questo stile di leadership permette di ottenere, in genere, una buona produttività, ma inevitabilmente comporta una forte dipendenza dal leader, forme di aggressività tra i membri del gruppo che si sentono scarsamente motivati in quanto il capo manifesta una limitata fiducia nei loro confronti.

Lo stile democratico prevede che le decisioni di maggior rilievo siano prese con la partecipazione del gruppo. Di fronte ad un problema vengono prese in considerazione le proposte di tutti. Questo modo di fare favorisce la partecipazione di tutti ai processi decisionali: il gruppo, quindi, si sente maggiormente coinvolto nelle scelte e, sentendosi parte attiva del gruppo, risulta essere più motivato. In questo caso il capo costituisce una presenza attiva nel gruppo e collabora con esso come tutti gli altri membri. Attraverso questo stile di conduzione, il leader esprime fiducia nei confronti dei membri del gruppo, li sostiene nell’esercizio delle loro attività, ma rimane comunque il responsabile ultimo delle scelte. Lo stile di leadership democratico favorisce una discreta produttività, una buona motivazione dei membri del gruppo, forme di comunicazione tra di essi, una capacità di autogestione e un ambiente di lavoro sereno e comunicativo.

Lo stile permissivo, detto anche di delega o del laissez-faire, prevede un’ampia autonomia dei membri del gruppo che sanno esattamente quali sono i loro compiti e come questi vanno svolti. La partecipazione del leader è ridotta al minimo anche se egli rimane il responsabile delle decisioni assunte. Di fronte ad un problema, al gruppo vengono fornite le informazioni necessarie per la sua soluzione, e il capo interviene solamente se sollecitato. Il leader non si preoccupa di decidere la distribuzione dei compiti tra i membri del gruppo. Lo stile permissivo può comportare una produttività bassa, un clima caotico e convulsivo.

Lo stile di leadership può essere influenzato dalla variabile umana, cioè dalle caratteristiche delle persone che operano nell’azienda. Tuttavia è bene che lo stile personale del leader si adatti allo stile di leadership prescelto dall’azienda e ritenuto più valido in base alle esigenze aziendali.

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