Gli stipendi in Italia crescono più dei prezzi per il secondo anno consecutivo e la ripresa premia soprattutto il Nord. Nella classifica annuale dell’Osservatorio JobPricing sugli stipendi per regione e provincia il divario Nord-Sud supera i 5mila euro lordi annui, perché le retribuzioni settentrionali sono salite a un ritmo doppio rispetto a quelle del Mezzogiorno.
Il JP Geography Index 2026 misura la retribuzione media dei dipendenti del settore privato in tutte le regioni e le province italiane: Lombardia e Milano sono in testa, i territori del Mezzogiorno in coda, e il recupero dell’ultimo anno non compensa il potere d’acquisto perso dal 2015.
In sintesi:
- secondo il JP Geography Index 2026 dell’Osservatorio JobPricing la retribuzione globale annua (RGA) media nazionale del 2025 è di 33.798 euro, il 4,3% in più del 2024, a fronte di un’inflazione dell’1,5%;
- la RAL media nazionale, che esclude la parte variabile, sale a 32.991 euro, con un aumento del 3,6%;
- nel 2025 la RGA cresce del 4,9% al Nord, del 2,7% al Centro e del 2,4% nel Sud e Isole;
- dal 2015 al 2025 la RGA aumenta del 14,2% contro un’inflazione del 22,6%, con un saldo di -8,4 punti percentuali;
- Milano è la prima provincia oltre i 40mila euro, Ragusa l’ultima con 26.853 euro.
Retribuzioni per area: Nord, Centro e Sud a confronto
Nel 2025 la RGA media è di 35.167 euro al Nord, 33.517 euro al Centro e 30.139 euro nel Sud e Isole, con uno scarto di 5.028 euro tra Nord e Mezzogiorno. Il Centro è più vicino al Nord, da cui lo separano 1.650 euro, che al Sud, distante 3.378 euro. L’ultimo anno ha invertito la tendenza del decennio. Fra il 2015 e il 2025 la retribuzione del Mezzogiorno è cresciuta del 15,6%, più del 14,2% medio nazionale; nel 2025 il Nord è salito del 4,9%, contro il 2,7% del Centro e il 2,4% del Sud e Isole.
Le cifre della classifica sono lorde e comprendono la parte variabile: per stimare quanto arriva in busta paga partendo dalla propria RAL, con le regole IRPEF 2026, si può usare il calcolo dello stipendio netto.
Secondo Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing, negli anni scorsi gli aumenti dei minimi contrattuali avevano spinto soprattutto i territori con salari più bassi. Nel 2025 quella spinta si è attenuata, sono tornate a prevalere domanda e offerta di competenze e «la crescita salariale ha premiato di più le regioni del Nord».
Il divario del Geography Index si misura sulla RGA, che somma parte fissa e retribuzione variabile. Sulla sola RAL il JP Salary Outlook 2026, della stessa società, calcola per il 2025 34.119 euro al Nord e 29.777 euro nel Sud e Isole, una distanza di circa 4.300 euro: per questo nelle analisi sul divario circolano due cifre diverse.
Classifica regionale stipendi: Lombardia prima, Basilicata ultima
La Lombardia guida la classifica con una RGA media di 36.331 euro, seguita da Lazio, Liguria, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna; chiudono la graduatoria Sicilia, Calabria e Basilicata, unica regione sotto i 28mila euro. Sei regioni sono nettamente sopra la media nazionale, Valle d’Aosta e Veneto sono allineate con uno scarto di pochi euro e le altre dodici sono sotto, fino ai 6.031 euro in meno della Basilicata.
Le 20 regioni in ordine di RGA media 2025, con lo scarto in euro dalla media nazionale:
| Regione | RGA media 2025 e scarto dalla media nazionale |
|---|---|
| 1. Lombardia | 36.331 euro (+2.533) |
| 2. Lazio | 35.222 euro (+1.424) |
| 3. Liguria | 34.872 euro (+1.074) |
| 4. Trentino-Alto Adige | 34.522 euro (+724) |
| 5. Emilia-Romagna | 34.295 euro (+497) |
| 6. Piemonte | 34.272 euro (+474) |
| 7. Valle d’Aosta | 33.800 euro (+2) |
| 8. Veneto | 33.790 euro (-8) |
| 9. Friuli-Venezia Giulia | 33.349 euro (-449) |
| 10. Toscana | 32.515 euro (-1.283) |
| 11. Marche | 31.765 euro (-2.033) |
| 12. Abruzzo | 31.110 euro (-2.688) |
| 13. Campania | 30.625 euro (-3.173) |
| 14. Umbria | 30.388 euro (-3.410) |
| 15. Sardegna | 30.314 euro (-3.484) |
| 16. Molise | 29.797 euro (-4.001) |
| 17. Puglia | 29.610 euro (-4.188) |
| 18. Sicilia | 29.482 euro (-4.316) |
| 19. Calabria | 29.146 euro (-4.652) |
| 20. Basilicata | 27.767 euro (-6.031) |
Province con gli stipendi più alti: Milano oltre 40mila euro
Milano è prima tra le 107 province con una RGA media di 40.055 euro, davanti a Trieste (36.919 euro), Bolzano (36.319), Roma (36.130) e Bologna (35.956). La parte alta della graduatoria è occupata soprattutto da Lombardia ed Emilia-Romagna, con 15 province fra le prime 23.
Nel Centro, oltre a Roma, entrano nel primo terzo della classifica Firenze (14ª), Ancona (27ª) e Lucca (32ª). La prima provincia del Mezzogiorno è Cagliari, al 42° posto con 32.095 euro; chiudono la graduatoria Matera, Crotone e Ragusa, ultima con 26.853 euro.
Le risalite più ampie rispetto alla scorsa edizione sono di Fermo e Pescara, salite di dieci posizioni, e di Pesaro e Urbino, Macerata e Catanzaro, salite di nove. Sulle differenze tra province, anche vicine, incidono tessuto produttivo, dimensione delle imprese e composizione dell’occupazione, come mostra anche la classifica dei lavori più pagati per settore e professione.
Per la prima volta il report confronta le retribuzioni provinciali con l’Indice della Qualità della Vita 2025 del Sole 24 Ore: la correlazione è di 0,78, quindi le province meglio pagate tendono ad avere anche condizioni di vita migliori. L’indicatore descrive il contesto territoriale; il potere d’acquisto si misura con il confronto fra retribuzioni e prezzi.
Potere d’acquisto: solo Molise e Marche in attivo
Nel confronto fra retribuzioni e inflazione dal 2015 al 2025 solo Molise (+2,8 punti) e Marche (+0,7) chiudono con saldo positivo. Le perdite più ampie sono in Umbria (-15,1 punti), Veneto (-13,9), Sicilia (-13,1) e Trentino-Alto Adige (-12,3); anche Lombardia (-8,9) ed Emilia-Romagna (-10,7), ai vertici per livello retributivo, perdono più della media nazionale.
Fra le 40 province principali analizzate, Campobasso è l’unica con un saldo positivo apprezzabile: la RGA è cresciuta del 18,6% contro prezzi saliti del 15,2%, con un vantaggio di 3,5 punti. Milano perde 9,9 punti, Bologna 10,6, Genova 15,7 e Bolzano 22,8.
Il recupero non è uniforme neppure tra le qualifiche: dal 2015 la RAL degli operai è salita del 16,6%, quella degli impiegati del 13,1%, dei quadri del 10% e dei dirigenti del 2,2%. I rinnovi dei CCNL hanno sostenuto le buste paga vicine ai minimi contrattuali senza compensare per intero l’aumento dei prezzi.
Sul reddito disponibile incide anche il fiscal drag, l’aumento del prelievo IRPEF prodotto dagli adeguamenti salariali all’inflazione, che riduce il netto anche quando il lordo recupera i prezzi.