Pmi e Web 2.0: come scegliere l’IT in tempo di crisi

di Tullio Matteo Fanti

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IDC esamina le differenti fonti di informazione utilizzate della Pmi per conoscere i differenti prodotti in campo IT. Un aiuto prezioso a che opera in tale campo come fornitore di prodotti e servizi

In che modo la crisi economica sta influenzando le Piccole e medie imprese nell’accesso alle informazioni IT e Business? E quale ruola gioca il Web 2.0 in questo scenario?

Prova a rispondere un recente studio IDC che, partendo dall’analisi dei trend statunitensi traccia il quadro del rapporto IT, Internet e Pmi ai giorni nostri.

Un’analisi che si rivela preziosa a chi offre prodotti tecnologici pensati per le aziende.

Da quanto emerso, la crescente pressione economica spinge le Pmi a utilizzare canali informativi sempre più alternativi, per meglio conoscere l’intera offerta di mercato in relazione ai prodotti IT, ma anche tutti i dettagli su fornitori e tecnologie ad essi correlate.

Seppure il canale Web rimanga la fonte di informazione primaria – così come evidenziato anche da altri studi di settore – le rilevazioni IDC mostrano come le declinazioni 2.0 come il passaparola (word-of-mouth) giochino oggi un ruolo importante all’interno delle realtà aziendali, primo passo per far scattare l’interesse su nuove idee e nuove soluzioni adatte alle proprie esigenze.

Cosa significa? Che chi offre prodotti e servizi IT non deve adagiarsi nè sui canali tradizionali nè tantomeno solo su Web inteso come vetrina espositiva.

Le Pmi utilizzano al giorno d’oggi una gran moltitudine di fonti informative, tanto che risulta necessario creare un portfolio promozionale a 360 gradi per raggiungere il proprio target sempre e comunque.

Diviene inoltre molto importante considerare in fatto che le fonti scelte dalle Pmi possono variare sensibilmente non solo in base alle dimensione delle aziende ma ancor di più in rapporto al settore verticale di appartenza: ad esempio, le società di comunicazione sono le più “interattive”, presenti sul mercato con soluzioni prmozionali varie e complementari. Al contrario, le imprese del settori finanziario sono quelle più “arretrate” in questo senso.

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