Più difficile l’advertising sui motori di ricerca?

di Paolo Iasevoli

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Tra inchieste parlamentari e accuse incrociate, i motori di ricerca stanno adottando nuove misure per proteggere la privacy degli utenti. Che per le imprese significherebbe...

meno informazioni sui consumatori. Questo potrebbe essere lo scenario che inizia già a delinearsi nel florido mercato della pubblicità online.

Se è vero che il settore è in continua crescita, un simile cambiamento potrebbe spingere le imprese a rallentare gli investimenti pubblicitari sui motori di ricerca, che rappresentano il 40% del fatturato totale con un giro d’affari annuo vicino ai 7 miliardi di dollari.

A rompere le uova (d’oro) nei panieri dei grandi search engine ci ha pensato prima la Commissione europea e poi il Governo degli Stati Uniti. L’accusa? L’utilizzo che Google&Co. fanno dei dati raccolti sui propri utenti. Si tratta di dati strategicamente fondamental per segmentare i consumatori e permettere così alle imprese di condurre azioni di advertising mirate.

Cookies che raccolgono automaticamente informazioni come il testo della ricerca, l’indirizzo IP e la versione del browser utilizzato, rappresentano il cuore stesso della pubblicità condotta sui motori di ricerca, che vendono i loro database alle imprese o li usano per costruire strumenti pubblicitari come Google AdWords.

Proprio Big G (primo motore con oltre il 50% delle ricerche) è nell’occhio del ciclone e si è trovato costretto, lo scorso Marzo, a modificare le regole di privacy promettendo la cancellazione di queste informazioni dopo un periodo di inattività dell’utente variabile tra i 18 e i 24 mesi.

La misura appare puramente simbolica, se si considera l’alta frequenza di utilizzo del motore di ricerca. Per questo i concorrenti di Google non hanno perso tempo: oggi sia Microsoft (terzo con l’8% delle ricerche) che Ask.com hanno “dato il buon esempio”, mostrando a quelli di Mountain View come si trattano gli utenti.

Per la società di Gates il lasso di tempo sufficiente alla cancellazione è di 18 mesi. Inoltre le informazioni saranno anonime e non riconducibili all’identità personale dell’utente, che sarà comunque avvisato in caso di vendita a terzi. Meglio ancora hanno fatto Yahoo (al second posto con il 21%) e Ask (quinto motore di ricerca), come si legge su Webnews:

« Yahoo prevede tempi di anonimizzazione pari a 13 mesi, mentre Ask spiega che sta già sviluppando un processo di cancellazione totale della raccolta dati (denominato AskEraser), consegnando semplicemente nelle mani degli utenti la possibilità di cancellare i dati relativi a se stessi in qualsiasi momento.»

Ancor prima che la Legge si pronunci con una sentenza definitiva, pare che il settore si avvii verso un’autonoma definizione di parametri ufficiali, come chiede Microsoft.