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Aspettativa retribuita e non retribuita dal lavoro: come e quando chiederla

di Redazione PMI.it

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Assenza dal lavoro per un periodo di aspettativa retribuita o non retribuita è un diritto: come funziona, quale normativa lo regola e quanto dura.

Oltre ai permessi di lavoro e ai congedi straordinari previsti per legge e riservati ai dipendenti, esistono altre opportunità di astensione temporanea dal lavoro, per diverse ragioni, nel settore pubblico e nel privato. In alcuni casi, i periodi di assenza dal lavoro possono dare diritto anche a retribuzione. Inoltre, esiste l’aspettativa non retribuita che può essere richiesta e concessa in svariati casi, illustrati qui di seguito, durante i quali il lavoratore non può essere licenziato per motivi legati all’assenza. Con l’aspettativa ci si può astenere dal lavoro per un determinato periodo conservando il diritto al posto ma senza maturare stipendio. Lo strumento, previsto per legge, è inserito nella maggior parte dei contratti collettivi e se ne matura il diritto con l’anzianità lavorativa. In era Covid, con la necessità di tutelare i lavoratori fragili o di gestire contesti di lavoro in cui diventa obbligatorio il Green Pass, questo tema è tornato di forte attualità.

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Aspettativa per motivi personali

Un lavoratore dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato, per particolari motivi personali e/o familiari, può chiedere l’aspettativa non retribuita per un massimo di 12 mesi, fruibile anche in maniera frazionata.

Aspettativa per cariche pubbliche elettive

L’aspettativa si può chiedere per cariche pubbliche elettive, non retribuita,  richiesta dal lavoratore per poter svolgere il suo mandato a seguito di un’elezione presso un’assemblea pubblica, relativa a una delle seguenti cariche: membri del Parlamento Europeo o Nazionale e delle assemblee regionali, sindaci di comuni, presidenti di province, di consigli comunali e provinciali, di consigli circoscrizionali (solo nelle città con più di 500.000 abitanti), assessori, consiglieri comunali, provinciali, di comunità montane e unioni di comuni.  Per tutta la durata dell’aspettativa il lavoratore dipendente ha diritto a conservare il posto di lavoro, ma non riceverà alcuna retribuzione.

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Aspettativa per dottorato di ricerca

L’aspettativa per dottorato di ricerca è un diritto spettante al pubblico dipendente che può richiederla nel caso in cui venga ammesso a un corso di dottorato presso un’università. È concessa ai dipendenti pubblici che abbiano già conseguito il titolo di dottore di ricerca o iscritti a corsi di dottorato per almeno un anno accademico, già beneficiari del periodo di assenza per aspettativa. La durata dell’aspettativa deve essere pari a quella del corso di dottorato, ma per poterla concedere occorre l’autorizzazione della Pubblica Amministrazione presso la quale lavora il dipendente.

=> Guida al riscatto INPS dei periodi di aspettativa

Per quanto riguarda la retribuzione si distingue tra:

  • dottorato con borsa: il lavoratore non è retribuito dalla PA di appartenenza;
  • dottorato senza borsa: l’amministrazione è tenuta a corrispondere la retribuzione mensile.

Al momento del conseguimento del dottorato di ricerca, se cessa il rapporto di lavoro con l’amministrazione per volontà del dipendente nei 2 anni successivi, il lavoratore deve restituire tutte le retribuzioni percepite durante l’aspettativa laddove queste fossero rimaste a carico dell’amministrazione.

Aspettativa per avvio attività professionale

Il pubblico dipendente può chiedere un periodo di aspettativa al fine di avviare un’attività professionale o imprenditoriale per un periodo massimo di 12 mesi, anche frazionati. In tal caso è necessaria l’autorizzazione della Pubblica Amministrazione di appartenenza. Il lavoratore può svolgere una seconda attività, in modo continuativo, solo se lavora con un contratto di lavoro a tempo parziale con orario ridotto in misura pari o superiore al 50%. Il periodo di aspettativa non è retribuito e non rileva ai fini della pensione.

Altre tipologie di aspettativa

  • Ricongiungimento con il coniuge all’estero: il pubblico dipendente il cui coniuge lavora all’estero, può chiedere di essere collocato in aspettativa se la pubblica amministrazione non può destinarlo all’estero. Non è retribuita.
  • Formazione: i lavoratori dipendenti sia pubblici che privati, con  almeno 5 anni di anzianità di servizio presso la stessa azienda o PA, possono richiedere un’aspettativa per la formazione per un periodo non superiore ad 11 mesi, continuativo o frazionato. La formazione è quella finalizzata al completamento della scuola dell’obbligo, al conseguimento del Titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea o alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle proposte o finanziate dal datore di lavoro. Non è retribuita.
  • Volontariato:  lavoratori, pubblici e privati possono richiedere un periodo di assenza dal lavoro per prestare soccorso e assistenza in casi di calamità e catastrofi (da 30 giorni continuativi a 90 giorni all’anno) ovvero per partecipare ad attività di pianificazione, simulazione di emergenza e formazione (fino a 30 giorni annui complessivi. È retribuita ma il datore di lavoro può chiedere il rimborso all’autorità di protezione civile territorialmente competente entro 2 anni).
  • Tossicodipendenza: per consentire l’accedere a terapie e riabilitazioni presso il SSN  conservando il posto di lavoro.