IVA per cassa: emendamento nel Decreto Sviluppo

di Francesca Vinciarelli

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Emendamento al Decreto Sviluppo propone di innalzare il tetto di fatturato delle imprese che possono esercitare l'IVA per cassa: si propone anche di eliminare il limite di un anno per l'esigibilità dell'imposta e di limitare il fatturato alle operazioni in esame.

Un emendamento al Decreto Sviluppo prevede un ampliamento della platea di imprese che possono esercitare l’IVA per cassa. Ovviamente si tratta di una proposta, visto che il decreto legge n. 83/2012 è attualmente ancora all’esame delle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera dei Deputati.

L’IVA per cassa permette di differire l’esigibilità dell’IVA al momento dell’incasso della fattura emessa.

In sostanza imprese e professionisti che la esercitano ottengono benefici in termini di liquidità perché posticipano il versamento IVA al momento in cui incassano il pagamento del corrispettivo della fattura.

E ora con la conversione del DL Sviluppo potrebbero crescere i limiti della sua applicazione.

Più in particolare si parla di innalzare a 2 milioni di euro, invece di 200mila, il fatturato delle imprese alle quali è concesso di esercitare l’IVA per cassa.

Da sottolineare però che trascorso un anno dall’operazione l’imposta diventa esigibile anche nel caso in cui la fattura non sia stata pagata. Dunque, in caso di mancati pagamenti, l’IVA per cassa può trasformarsi in un’arma a doppio taglio.

L’emendamento presentato da Raffaello Vignali (Pdl) e Alberto Fluvi (Pd) al Decreto Sviluppo riguarda solo il limite di fatturato del contribuente, mentre altre proposte che vengono auspicate dalle imprese riguardano l’eliminazione del limite temporale per l’esigibilità dell’IVA e il riferimento del tetto al solo fatturato relativo alle operazioni per le quali si è scelta l’IVA per cassa.