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Legge di Stabilità: calcolo rincari, aumento IVA bocciato dalle PMI

di Barbara Weisz

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Imprese e associazioni di categoria fanno i conti in tasca alla Legge di Stabilità 2013 e ne calcolano gli effetti per i contribuenti: l'aumento IVA deprime consumi e investimenti senza compensare realmente i rincari con il taglio delle aliquote IRPEF.

Aumento IVA: coro di proteste da associazioni imprenditoriali, soprattutto di PMI, contro  l’incremento dell’imposta su i beni e servizi da luglio 2013 come previsto dalla Legge di Stabilità. Calcoli alla mano, vediamo cosa comporterà.

La critica numero uno riguarda l’effetto depressivo sui consumi e l’aggravio di spesa per le famiglie, non compensato a sufficienza dalla parziale riduzione IRPEF, anzi! La famiglia italiana media (reddito 20mila euro) ci andrà a perdere: tra aumento IVA e taglio IRPEF andrà sotto di 64 euro (200 euro in meno e 264 euro in più!).

La stima non tiene poi conto anche di un’altra mini-batosta nascosta fra le righe della manovra finanziaria: la franchigia di 250 euro per detrazioni e deduzioni IRPEF e, per le sole detrazioni, un tetto massimo di detraibilità a 3.mila euro: in pratica, meno voci da portare in detrazione in dichiarazione dei redditi, con conseguente aggravio fiscale per il contribuente.

Infine, per focalizzarci sul mondo d’impresa, perplessità serie sono state sollevate anche e soprattutto sullo svantaggio competitivo per settori come turismo, alimentare ed edilizia. Vediamo dunque tutte le reazioni dai singoli comparti.

Confcommercio

Nella Legge di Stabilità, secondo l’organizzazione imprenditoriale c’è un duplice errore di metodo e di merito:

  • il governo ha messo in discussione obiettivi concordati con le parti sociali.
  • l’aumento IVA genererà effetti pesantissimi su consumi, investimenti, imprese e occupazione.

L’inasprimento dell’aliquota del 10% all’11%, «penalizzerà molti prodotti alimentari, la competitività della nostra offerta turistica e l’intera area delle ristrutturazioni edilizie».

L’ufficio Studi di Confcommercio ha già fatto i conti: i 5 mld di minori imposte per il taglio IRPEF sono mangiati dall‘incremento IVA (7 mld ), e quindi per sei mesi (entrerà in vigore nel luglio 2013), costerà 3,5 mld.
«Dal punto di vista statico e immediato» si determinerebbero «maggiori risorse per le famiglie pari a 1,5 miliardi di euro circa per l’anno 2013», ma minori risorse per 2 miliardi di euro per il 2014». Non solo: i redditi più bassi già esenti IRPEF (10 milioni di contribuenti) verranno massacrati dall’aumento IVA.

Per non parlare dell’inflazione, che passerà a +2,2% mentre la riduzione dei consumi a -0,9% (stime 2013).

Confesercenti

Lo scambio tra riduzione IRPEF e aumento IVA è una «mazzata mascherata da taglio della pressione fiscale». Secondo Confesercenti, il netto in negativo sarà di 1,5 mld di euro, con le valutazioni sui costi per le famiglie che abbiamo già segnalato a inizio articolo.

Fapi

La Federazione autonoma piccole imprese giudica «disastrosa» la scelta di alzare l’IVA, che secondo il presidente Gino Sciotto «produrrà ripercussioni negative sui consumi» penalizzando «il tentativo di ripresa delle aziende». Le riduzioni IRPEF, accompagnate dal contestuale aumento IVA, «sono inutili». L’intervento è «frutto di calcoli puramente ragionieristici» e «non va nella direzione della crescita tanto auspicata dalle imprese e dai cittadini».

Coop Italia

L’aumento IVA è «un’autentica calamità» per Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di Gestione di Coop Italia. Comporterà un ulteriore abbassamento dei consumi e «un aggravio di circa 270 euro a famiglia non compensato dal mini taglio dell’IRPEF». Dunque, provvedimento «controproducente, tale da incidere sul 73% dell’intero paniere di spesa» e che «peserà in maniera devastante proprio su quei 20 milioni di famiglie italiane a reddito medio basso e basso per le quali servirebbe viceversa una manovra di sostegno».

Federalimentare

La mancata cancellazione dell’aumento IVA «più volte annunciata dal Governo» è «un grave errore» per il Presidente di Federalimentare, Filippo Ferrua Magliani, per il quale l’incremento IVA «è una mazzata da 1,5 miliardi di euro sui consumi alimentari che andrà a colpire, in un contesto già depresso, molti prodotti anche di prima necessità» come carni, prodotti ittici, acque minerali, yogurt, birra, vino, caffè.

Fra l’altro, l’aumento IVA «allontana le deboli prospettive di ripresa di fine 2013» dei consumi alimentari, dopo che il 2012 si chiuderà con una perdita cumulata, sull’arco degli ultimi sei anni, di 9 punti percentuali in termini reali. La redditività del settore alimentare scende da anni e nel solo 2011 è calata di oltre il 3%, mentre la produzione ha perso nell’ultimo biennio quasi il 3,5% con possibili ripercussioni sul versante occupazionale.

Coldiretti

L’associazione degli imprenditori agricoli stima un rincaro di 500 milioni di euro nella spesa delle famiglie, e sottolinea il  rischio di provocare effetti depressivi sui consumi alimentari a danno di imprese e dei consumatori.

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