Dichiarazione tardiva: Modello Redditi entro il 29 gennaio con sanzione ridotta

di Anna Fabi

28 Gennaio 2026 09:56

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Ultimi giorni per inviare il Modello Redditi con ravvedimento. Scadenza 29 gennaio, costi ridotti e cosa fare per mettersi in regola.

Scatta l’ultima finestra utile per chi non ha presentato il Modello Redditi. I contribuenti che nel 2025 hanno saltato la scadenza ordinaria possono ancora rimediare entro i termini del calendario per le dichiarazioni tardive: superata questa soglia, la dichiarazione diventa omessa, con conseguenze molto più severe sul piano sanzionatorio.

Dichiarazione tardiva: Modello Redditi entro il 29 gennaio

La dichiarazione dei redditi si considera tardiva se viene trasmessa entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria. In questo intervallo è ancora possibile sanare l’irregolarità, evitando che la dichiarazione venga qualificata come omessa.

Entro questo intervallo è possibile regolarizzare la posizione e accedere al ravvedimento operoso. Per il Modello Redditi 2025, l’ultima data utile per rientrare nei 90 giorni è il 29 gennaio 2026.

Come presentare la dichiarazione tardiva

La presentazione resta telematica. In pratica, si può procedere in uno di questi modi:

  • invio diretto tramite i servizi online dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando le credenziali disponibili (SPID/CIE/CNS, secondo le modalità previste);
  • invio tramite intermediario abilitato (commercialista, CAF, consulente), se ci si affida a un professionista.

Per evitare errori che possono costare tempo nei giorni finali, conviene verificare prima che la dichiarazione sia stata compilata e validata correttamente e che l’invio risulti acquisito dal sistema.

Quanto costa mettersi in regola: la sanzione ridotte

Se la dichiarazione tardiva viene inviata entro i 90 giorni e non emergono imposte dovute, la regolarizzazione passa dal pagamento di una sanzione ridotta pari a 25 euro (ravvedimento).

Se invece dalla dichiarazione emergono imposte a debito, oltre alla trasmissione del modello vanno versati:

  • le imposte dovute;
  • gli interessi calcolati per i giorni di ritardo;
  • le sanzioni ridotte tramite ravvedimento, in funzione della tipologia di versamento e del ritardo.

I versamenti si effettuano con modello F24. Nella pratica, i codici tributo possono cambiare in base all’imposta interessata: se il caso è articolato, è preferibile evitare tentativi “a tentoni” e farsi guidare da un professionista.

Dopo il 29 gennaio la dichiarazione diventa omessa

Dopo il termine dei 90 giorni, la dichiarazione è considerata omessa. In questo scenario:

  • il ravvedimento operoso non consente più di rientrare nella tardività;
  • le sanzioni diventano più elevate e possono essere commisurate alle imposte dovute (dal 120% al 240%);
  • si apre un perimetro di rischio maggiore in termini di controlli e accertamenti.

Anche se trasmessa oltre i 90 giorni, la dichiarazione può avere valore informativo, ma non “riporta indietro” la qualificazione di omessa né produce effetti sul piano sanzionatorio.

Chi deve prestare maggiore attenzione

La scadenza riguarda in particolare titolari di partita IVA, contribuenti che hanno redditi diversi da lavoro dipendente o pensione e soggetti che non potevano utilizzare il modello 730.

Per questi contribuenti, la presentazione tardiva rappresenta l’unico strumento per limitare l’impatto economico dell’inadempimento.