Tratto dallo speciale:

Tassa 2 euro sui pacchi dalla Cina: hub UE e camion per aggirarla

di Anna Fabi

Pubblicato 26 Gennaio 2026
Aggiornato 29 Settembre 2026 11:33

logo PMI+ logo PMI+
Hub in altri Paesi UE e trasporto su gomma riducono le spedizioni soggette al contributo italiano, mentre dazio e tassa di gestione UE si pagano in ogni Stato

La tassa da 2 euro sui pacchi provenienti dalla Cina ha mostrato diversi punti deboli fin dalle prime settimane del 2026. I flussi non si sono interrotti e sono emerse pratiche di aggiramento che riducono l’efficacia complessiva della misura.

A pagarne le conseguenze sono le imprese dell’e-commerce che restano fuori da tali “soluzioni alternative” e quelle che restano comunque sconfitte dalla concorrenza extra-UE.

Come viene aggirata la tassa sui pacchi dalla Cina

Il contributo da 2 euro sui pacchi extra UE di valore ridotto (sotto i 150 euro), spesso associati alle spedizioni dalla Cina e da piattaforme, è stato giustificato dal Governo come strumento di compensazione per i costi dei controlli doganali ma in realtà è un chiaro deterrente contro le importazioni concorrenziali di prodotti a basso costo paesi dove la manodopera ha un costo inferiore, incidendo sul prezzo finale del prodotto.

Nelle prime settimane del 2026, con il contributo previsto dal 1° gennaio e la contabilizzazione differita dall’Agenzia delle Dogane con la Circolare n. 1/2026, l’arrivo delle merci è proseguito e le spedizioni si sono riorganizzate per aggirare o neutralizzare l’impatto del contributo.

Come? Utilizzando hub logistici intermedi all’interno dell’Unione Europea oppure optando per vettori a basso costo come il trasporto su gomma al posto di quella aereo o marittimo.

Il risultato è un calo formale delle spedizioni dirette soggette alla tassa, a fronte di un flusso di merci che continua a raggiungere il mercato italiano attraverso canali alternativi.

Per le misure europee gli stessi percorsi hanno effetti limitati. Il dazio forfettario e la tassa di gestione dell’Unione si applicano alle vendite a distanza in tutti gli Stati membri, e la clausola antiabuso dell’art. 243, par. 5, del Regolamento di esecuzione (UE) 2015/2447 consente alla dogana di trattare come vendite a distanza le merci raggruppate in un’unica spedizione prima dell’ingresso nell’UE. La Commissione europea chiede inoltre agli Stati di interrompere le tariffe nazionali quando parte la tassa dell’Unione, per evitare che le importazioni si spostino verso i Paesi con l’onere più basso.

Penalizzazioni e distorsioni di mercato

L’impatto della tassa sui pacchi dalla Cina evidenzia quindi una contraddizione. Da un lato, il numero delle spedizioni ufficialmente registrate risulta in diminuzione; dall’altro, il volume complessivo delle merci immesse sul mercato non sembra ridursi in modo proporzionale.

Questo squilibrio comporta una perdita di entrate per l’Erario e crea distorsioni competitive, penalizzando gli operatori che rispettano pienamente le regole rispetto a chi sfrutta margini normativi e logistici.

La richiesta di rinvio del contributo nazionale nel 2026

Alla luce dei risultati ottenuti si è rafforzata la richiesta di rinviare il contributo nazionale, per valutarne l’efficacia e coordinarlo con la strategia europea, che dal 1° luglio 2026 applica un dazio forfettario di 3 euro per articolo sulle vendite a distanza fino a 150 euro.

Il timore, infatti, è che questa applicazione italiana, isolata e non armonizzata, finisca solo per colpire il sistema logistico nazionale senza incidere realmente sui fenomeni di concorrenza sleale.

La decorrenza del contributo è slittata al 1° luglio con il DL n. 38/2026, al 1° ottobre con l’art. 15 del DL n. 107/2026 e al 1° dicembre 2026 con l’art. 4 del DL n. 162/2026. Nel frattempo la Commissione europea ha fissato in 2 euro per articolo la tassa di gestione dell’Unione e chiede agli Stati membri di interrompere le tariffe nazionali quando questa inizia ad applicarsi.