Responsabilità sociale, dovere di ogni impresa: la vision di Vodafone

di Giuseppe Goglio

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Al Salone annuale "Dal Dire al Fare" le aziende si confrontano su Responsabilità Sociale d'Impresa, qualità e sostenibilità. Il punto di vista di Vodafone, capofila del Gruppo di lavoro

Negli ultimi tempi, aziende e manager hanno spesso occupato le pagine di cronaca per comportamenti poco edificanti, come ad esempio le retribuzioni folli e super bonus nonostante la crisi imponesse alla propria compagnia un contemporaneo piano di licenziamenti. Sta rischiando quindi di passare in secondo piano l’aspetto più umano della dimensione aziendale.

Quella vision capace di rendere imprenditore o consiglio di amministrazione sostenitori attivi di politiche orientate alla responsabilità sociale e alla sostenibilità.

In questa ottica, acquista particolare interesse il confronto emerso nel corso dell’edizione 2009 del Salone “Dal Dire al Fare” promosso dall’Università Bocconi di Milano e al quale hanno partecipato aziende di primo piano.

Tra questi, un contributo importante è arrivato da Vodafone. Ne abbiamo parlato con il presidente Pietro Guindani, che ricopre anche il ruolo di Responsabile del Gruppo CSR di Confindustria, forse uno dei meno conosciuti ma particolarmente importante sotto il profilo della credibilità di un’azienda: «È un Gruppo con il compito di mettere a disposizione di imprese e Pmi in particolare uno strumentario operativo per accelerare i tempi di adozione delle pratiche di responsabilità sociale», spiega Guindani.

«L’imprenditore è una persona per cultura tipicamente responsabile, ma è necessario supportarlo con metodologie e processi, perché questo principio permei nell’impresa a 360° e si trasformi in azioni concrete. In Confindustria cerchiamo appunto di mettere a disposizione tali strumenti», ci ha spiegato Guindani.

Se il potenziale umano delle grandi aziende è più facilmente in grado di individuare risorse da destinare a tematiche importanti, ma comunque secondarie in termini di profittabilità, nelle imprese più piccole è concreto il rischio di non poter contare su mezzi all’altezza: «In Italia, con la presenza di tante Pmi è al tempo stesso è facile e difficile» ha sottolineato Guindani.

«L’azienda di piccola dimensione è estremamente recettiva, ma al contempo i meccanismi associativi devono essere in grado di raggiungerla, in tutti e quattro i punti cardinali della Penisola e questo è un impegno veramente notevole».

D’altra parte, responsabilità sociale e sostenibilità sono questioni prioritarie prima di tutto per la stessa società di telecomunicazioni. «Dal nostro punto di vista, responsabilità di impresa significa prima di tutto fare del bene il nostro mestiere e quindi fare del bene nella società.

Per quanto ci riguarda, abbiamo attivato ormai da sei anni una fondazione di erogazione a sostegno dei casi di disagio sociale, mentre fare bene il nostro mestiere significa aver una grandissima attenzione al cliente, alla qualità, alle risorse umane, all’ambiente e più in generale a tutti i temi che hanno a che fare con i rapporti tra l’impresa e la società che ci circonda».

Pur avendo perso da tempo la connotazione di azienda nazionale con l’acquisizione di Ominitel, il ramo italiano di Vodafone non ha rinunciato alla propria identità e all’attenzione per le esigenze locali.

Le stesse politiche alle quali sembrano orientarsi anche altre multinazionali: «in Vodafone non è mai cambiato nulla; la presenza in Italia è sempre stato molto radicata sin dall’inizio e in questo l’inserimento in una multinazionale non ha prodotto cambiamenti».

«Dal punto di vista più generale invece, vedo una crescente consapevolezza da parte di grandi organizzazioni globali sulla necessità di avere un’anima, ovvero devono fare propri i valori di responsabilità sociale. Cioè, la genuinità delle dichiarazioni è fondamentale per la credibilità e per l’efficacia della azioni messe in campo».

Passando dalle parole ai fatti, tutto ruota intorno a un concetto molto semplice, capace di collegare i profitti all’immagine dell’azienda: «noi misuriamo la soddisfazione dei clienti, siano essi singoli, famiglie o imprese, in modo segmentato a seconda dei vari gruppi», ha concluso Pietro Guindani. «È una metodologia estremamente articolata e include prima di tutto elementi tangibili (qualità rete, supporto commerciale, post vendite apprezzamento per la convenienza e trasparenza delle tariffe).

Inoltre, alcuni elementi intangibili come il livello di fiducia nei nostri confronti. Questo è misurabile con una serie di modalità, come per esempio la propensione del cliente a raccomandare Vodafone».

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