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PMI innovative eccellenti: c’è ancora da fare

di Redazione PMI.it

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Rapporto MiSE sulle PMI innovative eccellenti: scenario, punti di forza, debolezze, strategie e strumenti. Analisi ragionata*.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato un interessante Rapporto sulle PMI innovative eccellenti. Sulla base di una precisa griglia di criteri (avere tra 10 e 250 addetti, vantare un determinato fatturato minimo, ecc.) sono state selezionate 1.000 aziende su 61mila, circa l’1,6%. I risultati, dunque, rimangono di nicchia e sottolineano la necessità non soltanto di incentivi ma anche di una precisa politica di interazione e comunicazione tra infrastrutture economiche e PMI. Il documento svela infatti la sostanziale difficoltà e  il timore delle nostre aziende di guardare al futuro e a farlo nella giusta direzione: ben poche conoscono le possibilità messe a disposizione dal Governo per favorire l’attività di ricerca e sviluppo e l’innovazione tecnologica, abbracciando il cosiddetto approccio “picking the winners”.

=> Scarica il Rapporto 2015 sulle PMI eccellenti

Il Rapporto MiSE approfondisce le seguenti tematiche:

  • la recente performance congiunturale e i principali fattori di competitività;
  • il grado di conoscenza e di utilizzazione delle recenti misure di politica industriale adottate dal Governo nell’ambito della direttiva comunitaria relativa all’attuazione dello Small Business Act (SBA);
  • il grado di informatizzazione e le strategie di investimenti;
  • le strategie di innovazione;
  • le strategie di internazionalizzazione.

=> Italia seconda per PMI innovative

Innovazione anti-crisi

Il primo dato che viene sottolineato è la conferma che il processo di ristrutturazione in atto da 10-15 anni ha visto aumentare il gap tra le imprese vincenti (proiettate nei mercati internazionali e impegnate in articolate strategie di innovazione) e quelle perdenti, arroccate sui mercati locali e quindi costrette a subire i contraccolpi della domanda interna stagnanti.

Poco più di un quarto delle PMI eccellenti segnala di non avere avvertito i “morsi” della crisi: le strategie di innovazione e di internazionalizzazione adottate sembrano avere messo al riparo queste imprese dai venti della recessione, mantenendo e anzi rafforzando la competitività sui mercati esteri. Da una parte è un’indicazione che conferma il messaggio che si cerca di far arrivare (anche in termini di ROI, ritorno dell’investimento), d’altra ci racconta di un elevato numero di imprese che non hanno capito l’importanza di adeguamento del proprio business in termini di digitalizzazione e internazionalizzazione. A fronte di un 14% uscito dalla crisi, un 35% ritiene di uscirne nel 2016-2017.

=>Medie imprese sempre più internazionali

Gap digitale

Particolare attenzione va posta a un altro dato che conferma la “forte immaturità delle PMI eccellenti sul fronte della digitalizzazione dell’utilizzo dei dati aziendali”.
Il grado di informatizzazione delle PMI campione, infatti, appare tutt’al più soddisfacente: le imprese segnalano di essere fornite dei principali e più moderni strumenti informatici, ma assolutamente modesta risulta la quota di imprese che ha un sito web, utilizza l’e-commerce per vendere on line e, in generale, possiede adeguate tecnologie ICT. Per non parlare quindi di sicurezza e compliance.
Si nota invece una certa tendenza alle innovazioni di carattere organizzativo, con modifiche prevalenti nell’ambito della struttura organizzativa e delle strategie di marketing.

Finanziamento

Riguardo ai principali canali di finanziamento, le PMI eccellenti confermano, di essere fortemente dipendenti dal sistema bancario: fonti di finanziamento prevalentemente a medio/lungo periodo, indice di una maggiore programmazione e di una concreta vision aziendale. Un dato significativo, sotto il profilo delle strategie di investimenti e di innovazione è quello che emerge dal rafforzamento del grado di internazionalizzazione al di fuori dell’Area UE, che è riuscito in molti casi a sviluppare il business su nuovi mercati riuscendo a non soffrire della stagnazione di quello europeo ed italiano in particolare.

=> Nuove forme di finanziamento per le PMI

Strumenti

Oltre a quanto già indicato, il Rapporto segnala la necessità per le PMI di implementare strumenti (ad es., il Contratto di rete) per favorire una maggiore sinergia tra imprese che innovano e altri soggetti (concorrenti, università, incubatori). Si è anche rilevata una modesta quota di PMI eccellenti che, nel triennio 2012-2014, ha realizzato brevetti e marchi: la recente misura del Patent Box dovrebbe andare nella direzione di formalizzare sempre di più tale attività e rendere fiscalmente esente una parte dei redditi da esse derivanti.

=> Patent Box: le modalità operative

Nell’ambito delle imprese campione si rileva infine l’elevata età degli imprenditori (34,3% nella fascia di età 56-65; 18,9% oltre 66 anni), pertanto appare sempre più necessario affrontare il problema (del resto strutturale e comune a tutto il sistema produttivo italiano) del ricambio generazionale.

Il rapporto ovviamente dice anche molto altro ma rimane il fatto che, ancora una volta, un nuovo studio offre la possibilità di ragionare sulle strategie di impresa sottolineando come debbano necessariamente passare per digitalizzazione, sicurezza informatica e internazionalizzazione. Ormai la PMI non può più ragionare per compartimenti stagni ma deve guardare al business in un prospettiva globale e proiettata verso il futuro.

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Avv. Emiliano Vitelli