Terziario: sfide e strategie per la competitività

di Redazione PMI.it

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Fotografia delle imprese del Terziario in Italia tra perplessità post-Covid e best practice da replicare per competere con successo.

Mettere in evidenza le capacità delle imprese italiane di competere sui mercati globali, ma anche fornire agli imprenditori e ai dirigenti nuovi strumenti e soluzioni pratiche per poter anticipare e affrontare le nuove tendenze e i cambiamenti in atto, anche nell’era del post-Covid. Con questi obiettivi, l’Osservatorio Nazionale sulla Competitività delle Imprese del Terziario nato su iniziativa di CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario – in collaborazione con l’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness (LIUC – Università Cattaneo), ha elaborato “Compete”, il primo report sulla competitività.

Attraverso i dati emerge una notevole incertezza riguardo la capacità delle imprese di competere con successo sui mercati nazionali e internazionali, per quanto riguarda i prossimi anni. Un’impresa su due, infatti, da qui a tre anni prevede una diminuzione della competitività italiana, mentre il 23% degli interpellati si è dimostrato ottimista.

La ricerca, inoltre, si è anche occupata dei cluster industriali conducendo il primo progetto italiano di Cluster mapping non solo a livello regionale ma anche provinciale, utilizzando la metodologia ideata dall’Institute for Strategy and Competitiveness della Harvard Business School. Il  dinamismo dell’ecosistema imprenditoriale italiano, in ogni caso, risulta inferiore rispetto alla media degli altri Paesi europei. di rinnovamento qualitativo e di rilancio creativo dello stesso sono molto lente e incerte.

Una terza sezione del report focalizza l’attenzione sullo studio delle startup più innovative e delle imprese iper-competitive italiane, con una redditività superiore del 50% alla media del proprio settore per almeno tre anni di fila.

Lo scopo è quello di individuarne la ricetta strategica, la formula da replicare per ottenere il medesimo successo. I punti chiave emersi sono i seguenti.

  1. Da profitto a obiettivo: adottare un modello di business ‘purpose-driven’ che orienti ogni decisione in ragione di un obiettivo chiaro che supera le logiche del profitto fine a sé stesso, puntando sulla ricerca di soluzioni legate al benessere e alla qualità di vita delle persone;
  2. da management a intrapreneurship: il dipendente diventa un intraprenditore, chiamato a far nascere idee innovative;
  3. da Research & Development a Collaborative Innovation: l’apertura dei confini aziendali all’ecosistema esterno deve essere una scelta imprescindibile;
  4. da gerarchia a network: la struttura organizzativa delle imprese è vicina al network più che alla piramide gerarchica, con i processi decisionali che si decentralizzano e i collaboratori si responsabilizzano;
  5. da sistema chiuso a sistema aperto: l’apertura del sistema aziendale diventa anche sinonimo di trasparenza nei confronti sia dei dipendenti che dei consumatori. Per instaurare relazioni durature e profittevoli con il cliente, inoltre, l’azienda deve adottare una cultura basata sulla trasparenza e l’onestà.

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