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Covid: manager alla sfida dei nuovi modelli e competenze

di Barbara Weisz

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Per i dirigenti italiani, quasi tutti in smart working, i nuovi modelli di business sono la sfida primaria: vision post-Covid nell'indagine Federmanager.

Non sono pessimisti, pur non sottovalutando i rischi per la continuità aziendale, ma realisticamente fanno i conti con il calo di fatturato determinato all’emergenza Coronavirus e soprattutto, studiano nuovi modelli di business. Sono evidenze di uno studio di Federmanager che analizza l’impatto del Covid 19 sui dirigenti sia in termini personali (aspettative di cambiamento del proprio lavoro) sia in termini di gestione dell’impresa.

«La ripresa del Paese – sottolinea Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager – passa attraverso le competenze e i manager non si tirano indietro, anzi sono in prima linea nella gestione della crisi, pienamente consapevoli dei rischi ma anche delle opportunità che essa sta aprendo».

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L’indagine – su un campione di 10mila manager dell’industria e dei servizi, realizzata dall’Osservatorio 4.Manager nel mese di aprile – conferma il peso rilevante delle sfide da affrontare: «dovremo cambiare modelli di business, modelli organizzativi e di produzione per reagire a questa crisi senza precedenti e tornare competitivi». Da dove cominciare? L’aspetto al quale i manager ritengono di dover dedicare maggior tempo ed energie nei prossimi 12 mesi è legato ai nuovi modelli di business (45,5%), seguito dalle soluzioni per emettere in sicurezza il business e fidelizzare i clienti (43,9%). Rilevanti anche il rinforzo delle competenze soft ancor di più che hard.

Next step

Impatti

L’impatto della crisi determina secondo la stragrande maggioranza dei casi forti riduzioni del fatturato: il 75,5% dei dirigenti vede in calo il fatturato italiano 2020, il 59,6% ipotizza una diminuzione superiore al 30% del fatturato estero. Non sono numerosi, ma ci sono, i manager che temono per la continuità aziendale (14,9%), mentre la netta maggioranza (79,3%) su questo fronte ha una vision positiva. Il campione è relativamente omogeneo sul fronte delle previsioni sui livelli occupazionali, il 40% ipotizza un decremento ma una percentuale più alta, il 49,5%, non prevede variazioni sensibili sulla forza lavoro. Nel 61,6% dei casi i dirigenti non hanno timori per la propria posizione, ma anche qui non manca invece chi si sente più a rischio: il 25% si attende di essere coinvolto dalla crisi occupazionale con riduzione della remunerazione, sospensione, ferie forzate o anche con la possibilità di licenziamento.

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Smart Working

Infine, uno dei trend più rilevanti emersi con l’emergenza Coronavirus, lo smart working. Che coinvolge la stragrande maggioranza dei dirigenti: solo il 14,8 % sta lavorando in azienda, mentre gli altri alternano presenza in uffici e lavoro da remoto oppure lavorano esclusivamente da casa.

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