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Il futuro dell’industria italiana: scenari da Cernobbio

di Barbara Weisz

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L'Italia deve lavorare su competenze, innovazione, sostenibilità e digitale, puntando Manifattura e Made in Italy: studio Ambrosetti a Cernobbio.

Sostenibile, innovativa, internazionale ma localizzata, concentrata su specifici punti di forza: Made in Italy, robotica, scienze mediche, aerospazio. E’ l’industria italiana del futuro secondo l’analisi presentata al 46esimo Forum Ambrosetti, appuntamento annuale che riunisce a Villa d’Este, Cernobbio, i leader dell’economia, della politica, dell’industria e della finanza per discutere degli scenari di oggi e di domani.

Il mondo durante e dopo la pandemia al centro dei lavori dell’edizione 2020, che fra le altre cose ha visto la presentazione dello studio dedicato al futuro dell’industria italiana tra resilienza, rilancio dopo la crisi sanitaria globale e competitività di lungo periodo, in collaborazione con Fondazione Fiera di Milano.

Una delle primissime evidenze riguarda la necessità di mettere al centro della politiche per la ripresa l’industria manifatturiera, asset strategico del Paese.

L’Italia ha, fra le altre cose, un problema di visione, nel senso che è fra le nazioni al mondo con la più alta differenza fra tra percezione interna e percezione esterna, ovvero tra l’immagine che hanno gli italiani del loro Paese e l’immagine invece che hanno dell’Italia all’estero (siamo terzi nel mondo, dopo Brasile e Sudafrica).

=> Stati generali: il Piano di Governo per il rilancio

«A un’immagine internazionale tutto sommato positiva (73,8 punti su 100), è corrisposta una percezione significativamente più negativa al suo interno (63,6 punti)». Fra 13 paesi monitorati dallo studio, l’Italia ha un’immagine mediamente più negativa fra i confinanti, Francia, Germania e Spagna, che sono tra i principali partner commerciali del nostro Paese, che invece migliora man mano che ci si allontana (Usa, Canada, Messico, Brasile, Russia, Australia). Ci sono due fondamentali eccezioni: Cina e India, «Paesi in cui l’Italia non ha ancora saputo posizionarsi in modo adeguato».

Ma, come detto, c’è soprattutto un problema di visione interna. E qui inizia il discorso sui punti forti da cui ripartire:

  • alta vocazione industriale: forte orientamento verso il tailormade manifatturiero, design di prodotto ed innovazione tecnologica;
  • “saper vivere”: filiere del lusso e della moda, del food e dell’arredo;
  • “Paese museo”.

In questo contesto si inseriscono «la crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria Covid-19 e la massiccia risposta europea, con la sua improvvisa dotazione di risorse». L’Italia deve «elaborare e promuovere velocemente una nuova visione del Paese, in grado di sostenere un processo di sviluppo che ne sappia realizzare il potenziale, sviluppando tecnologie chiave per il futuro e valorizzando la qualità industriale del Paese».

=> Un piano per la ripresa della manifattura

I settori prioritari su cui puntare:

  • Made in Italy: Food&Beverage (valore aggiunto pari a 30 miliardi di Euro, export a 37,8 miliardi, numero di occupati 472mila 700 e numero di imprese pari a 56mila 757), Fashion (valore aggiunto 24,1 miliardi, export 63,9 miliardi, numero di occupati 521mila 416 e numero di imprese 66mila 511), Furniture (arredo/design) (valore aggiunto 20,7 miliardi, numero di occupati 536mila, numero di imprese 273mila 286).
  • Aerospazio: valore aggiunto 4,5 miliardi di euro, export pari a 5,8 miliardi, numero di occupati 45mila735 e numero di imprese 180.
  • Life Sciences: fatturato pari a 55,1 miliardi, 6 miliardi di euro di investimenti in R&S, numero di occupati pari a 155mila 850 e numero di Imprese 4mila 889 (di cui più del 90% Piccole e Medie Imprese).
  • Automazione e Robotica: fatturato pari a 5,1 miliardi di euro ed export pari a 1,35 miliardi.

Gli elementi caratterizzanti dell’industria italiana del futuro:

  • sostenibilità delle produzioni,
  • digitalizzazione e innovazione tecnologica,
  • Industria 4.0,
  • ricerca,
  • infrastrutture,
  • localizzazione delle produzioni,
  • strategie di internazionalizzazione,
  • investimenti.

Vengono identificati due fattori abilitanti fondamentali:

  • evoluzione e adeguamento delle competenze e del sistema della formazione;
  • evoluzione tecnologica, anche a supporto dello sviluppo innovativo nei settori ad alto potenziale per l’industria italiana.

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