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Salgono mutui e prestiti dopo la stretta BCE, impatto economico a due velocità

di Barbara Weisz

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Aumenti a due cifre per i mutui variabili, come effetto domino del rialzo dei tassi di interesse applicato dalla BCE contro l'inflazione.

La conseguenza più immediata dell‘aumento dei tassi di interessa da parte della Banca Centrale Europea è che sale il costo del denaro, quindi diventano più cari mutui e prestiti per famiglie e imprese.

La variabile più complessa da analizzare è invece l’impatto generale che la stretta di politica monetaria avrà in generale sull’economia.  Il rischio è che dagli attuali rallentamenti si passi a una vera e propria recessione: le previsioni del Consiglio direttivo della BCE vedono una fase di ristagno sia per la fine di quest’anno sia per il 2023, con le stime di crescita dell’Eurozona destinate a ridursi allo 0,9.

Il rialzo dei tassi BCE

Il rialzo dei tassi ha l’obiettivo di tenere sotto controllo l’inflazione. Come è noto, la BCE ha deciso per un aumento di 75 punti base, il più alto della storia dell’Euro, che porta il tasso di riferimento all’1,25%, e quelli sulle operazioni marginali e sui depositi presso la banca centrale all’1,50% e allo 0,75%.

Questi aumenti non si riflettono immediatamente e completamente sui tassi applicati ai prestiti, sui quali però hanno un impatto, in tempi relativamente veloci.

L’impatto sui mutui

Ci sono stime di Facile.it in base alle quali un mutuo a tasso variabile potrebbe aumentare di 45 euro al mese entro la fine dell’anno. Nel dettaglio, in base a questo esempio, un mutuo da 126mila euro su 25 anni vedrebbe la rata salire da 515 a 560 euro. Se si considera l’aumento che è già intervenuto dal gennaio scorso, quando la rata era a 456 euro, l’incremento è di 104 euro.

Il Codacons propone altri esempi di calcolo, sempre sul tasso variabile:

  • mutuo di 150mila euro a 25 anni: la rata passa da 590 euro a 643 euro, 53 euro in più al mese,
  • mutuo da 200mila euro sempre a 25 anni: la rata sale da 787 euro a 858 euro, con un incremento di 71 euro al mese, quindi di 852 euro all’anno,
  • mutuo da 250mila euro a 30 anni: rata mensile da 847 euro a 937 euro, quindi in questo caso l’aumento è di 90 euro al mese e di 1.080 euro annui.

Più difficile valutare l’impatto sui mutui a tasso fisso. Per coloro che li hanno già stipulati, non cambia nulla, visto che la caratteristica di questa scelta è che non cambia la rata indipendentemente dalle oscillazioni del mercato monetario. Chi invece farà un mutuo nei prossimi mesi, con ogni probabilità pagherà un tasso fisso più alto rispetto a quelli che sono stati praticati negli ultimi anni.

Ancora più difficile fare i calcoli sulle altre tipologie di prestiti alle famiglie e alle imprese. Su quest’ultimo fronte, ci sono comunque richieste che arrivano dal mondo imprenditoriale per nuove misure che facilitino l’accesso alla liquidità da parte delle imprese, in un momento particolarmente delicato per l’economia. Le aspettative di una vigorosa ripresa post Covid si sono infrante contro la nuove emergenza determinata dalla guerra in Ucraina, che pone una serie di problemi anche di approvvigionamento.

L’impatto sull’economia e sulle imprese

E qui siamo al secondo punto, ovvero l’impatto che la stretta monetaria è destinato ad avere sull’economia. La Bce ha rivisto al ribasso le stime di crescita per quest’anno e per il prossimo. Il PIL 2022 dei paesi dell’Eurozona è visto al 3,1% nel 2022, allo 0,9% nel 2023, e all’1,9% nel 2024. In generale, si legge nel comunicato della Bce, «dopo il recupero della prima metà del 2022 i dati recenti indicano per l’area dell’euro un considerevole rallentamento dell’economia, che dovrebbe ristagnare nel prosieguo dell’anno e nel primo trimestre del 2023».

I punti maggiormente critici: il caro-energia e il perdurare della guerra in Ucraina. Il rialzo dei tassi come detto ha l’obiettivo di combattere l’inflazione, che ad agosto è arrivata al 9,1% e «potrebbe aumentare ulteriormente nel breve periodo». Secondo gli esperti della banca centrale europea, con il graduale venir meno delle attuali determinanti dell’inflazione e con il trasmettersi della normalizzazione della politica monetaria all’economia e al processo di formazione dei prezzi, l’inflazione si ridurrà. Le stime precise sull’inflazione: 8,1% nel 2022, 5,5% nel 2023 e 2,3% nel 2024.

Il timore è che la stretta monetaria possa ulteriormente indebolire il ciclo economico già messo a dura prova dalle conseguenza della guerra in Ucraina e dei rincari di energia e materie prime. E’ una risposta che arriverà nei prossimi mesi. A controbilanciare il rialzo dei tassi, c’è il nuovo programma di acquisti sempre della Bce, che quindi è pronta a intervenire in caso di speculazioni sul debito degli stati.