Decreto commissioni bancarie, stop su conti in rosso

di Francesca Vinciarelli

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Via libera del Senato al decreto che modifica le norme sulle commissioni bancarie: approvato l'emendamento che elimina le commissioni di istruttoria veloce in caso di scoperti bancari e i privilegi per le pensioni dei manager pubblici: i dettagli.

Il decreto correttivo sulle commissioni bancarie è stato votato in Senato: 207 i voti favorevoli, 27 i e un solo astenuto, ma per il via libera alle modifiche apportate da Palazzo Madama servirà anche l’approvazione della Camera dove passa ora per la seconda lettura.

Un decreto varato con lo scopo di ripristinare le commissioni bancarie che l’emendamento del Pd alla legge sulle liberalizzazioni aveva cancellato.

La novità riguarda lo stop alle commissioni bancarie nel caso in cui il conto corrente vada in rosso o oltre al fido, di entità pari o inferiore a 500 euro e per un periodo non superiore a 7 giorni consecutivi nell’arco di ogni trimestre.

È stato quindi accolto l’emendamento presentato dai relatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd) che chiedeva la cancellazione delle commissioni di istruttoria veloce introdotta dal decreto Salva Italia per le «famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite di fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore alla durata di giorni sette consecutivi».

Commissioni regolate dall’articolo 117-bis del Tub, il Testo unico bancario il quale stabilisce che «a fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, i contratti di conto corrente e di apertura di credito possono prevedere, quali unici oneri a carico del cliente, una commissione di istruttoria veloce determinata in misura fissa, espressa in valore assoluto, commisurata ai costi e un tasso di interesse debitore sull’ammontare dello sconfinamento».

Così al Senato il Governo è stato battuto due volte, la seconda riguarda l’abrogazione del comma 2 dell’articolo 1 del decreto richiesta da tre emendamenti presentati da Idv, Lega e dalla senatrice Pdl, Ada Spadoni Urbani per eliminare la norma che stabiliva un trattamento privilegiato per le pensioni dei manager pubblici.