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Export alimentare: embargo in Russia

di Noemi Ricci

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L'embargo russo all'import di prodotti del settore agroalimentare sta penalizzando fortemente il Made in Italy, economicamente e dal punto di vista dell'immagine con un boom di prodotti contraffatti.

Prosegue l’embargo russo sull’import di prodotti agricoli, lattiero-caseari, carne e altri alimenti fino al 31 dicembre 2018 per effetto del decreto di proroga firmato dal presidente russo, Vladimir Putin. Una misura che penalizza da vicino il Made in Italy: secondo la Coldiretti questo blocco dell’import dall’UE è già costato alle nostre imprese 1 miliardo di euro.

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La Russia risponde così alla decisione del Consiglio UE del 28 giugno 2017 di prorogare fino al 31 gennaio 2018 le sanzioni economiche alla Russia per la mancata attuazione degli accordi di Minsk che vanno a limitare l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’UE a cinque grandi enti finanziari russi di proprietà dello Stato, alle loro filiali, a tre grandi società russe dell’energia e a tre della difesa, vietano l’import/export di armi, limitano l’accesso russo a servizi e tecnologie sensibili UE, vietano visti e congelano beni a cittadini e società russe e, infine, prevedono misure restrittive alla sola Crimea, per l’annessione condotta da Mosca.

Coldiretti sottolinea come questa ritorsione russa alle sanzioni europee vada a penalizzare fortemente l’agroalimentare italiano, l’unico settore ad essere colpito direttamente dall’embargo che ha generato inoltre tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente.

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A tutto ciò, fa notare Coldiretti, si aggiunge il danno di immagine e di mercato provocato dal boom sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con la qualità del vero Made in Italy. E non solo: che futuro ha la ristorazione italiana in Russia, senza la possibilità di accedere alle materie prime realmente Made in Italy?

Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, sottolinea:

“Ancora una volta il settore agroalimentare è divenuto merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Si tratta di un costo insostenibile per l’Italia e l’Unione Europea ed è importante riprenda al più presto la via del dialogo”.

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