Redditi in Italia, il gap tra ditte individuali e professionisti

di Barbara Weisz

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Professionisti e autonomi dichiarano i redditi più alti ma sono anche i più colpiti dalla crisi e dal nuovo Regime dei Minimi: i dati sulle dichiarazioni 2013 anche di dipendenti, pensionati, imprenditori.

I più colpiti dalla crisi economica sono i piccoli imprenditori (titolari di ditte individuali), che dichiarano meno dei lavoratori dipendenti; penalizzati anche gli autonomi (compresi i professionisti), che pur scontando una stringente riforma del Regime dei Minimi restano tuttavia i titolari di reddito più alto d’Italia: in generale, i dati del Ministero del Tesoro sulle dichiarazioni fiscali 2013 dei contribuenti riflettono una drastica riduzione dei redditi da impresa (-8%) e da lavoro autonomo (-14,7%) rispetto ai livelli pre crisi.

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Redditi degli Italiani

Il numero dei contribuenti che hanno presentato Modello 730, 770 o UNICO è salito rispetto all’anno precedente (+0,2%). Il reddito medio pro capite è di 19.750 euro (+0,5%), in aumento di +1,4% considerando anche le variazioni normative (es.: tassazione sugli immobili). La media reale depurata dai valori particolarmente elevati, è però di 15.654 euro (quanto guadagna la metà dei contribuenti italiani). Il 5% della popolazione dichiara oltre un quinto (il 22,7%) del reddito complessivo, mentre il 90% ha un reddito inferiore a 35.819 euro all’anno. La regione con reddito medio più elevato è la Lombardia (23mila euro circa) seguita dal Lazio (22mila), mentre il fanalino di coda è la Calabria (14mila euro).

Tipologie di reddito

Il reddito più basso è in media quello dei pensionati (15.780 euro) e delle partecipazioni in società di persone e assimilate (15.850 euro). In terza posizione i tolari di ditte individuali (micro-imprese, spesso senza dipendenti) a 17.470 euro, guadagnando meno di liberi professionisti e lavoratori dipendenti. Il reddito più alto è dichiarato dagli autonomi (36.076 euro), seguiti da dipendenti (20.280 euro).

=> Redditi: a confronto imprenditori e dipendenti

=> Redditi: a confronto autonomi e dipendenti

IRPEF

L’imposta netta mediamente è pari a 4.880 euro ma ci sono oltre 10milioni di contribuenti per i quali è pari a zero. L’addizionale regionale in media ammonta a 360 euro (il 50% viene da Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Campania). L’addizionale comunale è in media pari a 160 euro.

Confronto sull’anno

Il confronto con l’anno precedente vede aumentare i redditi da pensione (+1,7%,) e da lavoro dipendente (+1,3%), con invece un drastico ridimensionamento dei redditi da impresa (-8%) e da lavoro autonomo (-14,7%). Il fenomeno è largamente attribuibile, secondo l’analisi del ministero, al passaggio alla tassazione ordinaria di coloro che sono usciti dal precedente Regime dei Minimi, non avendo più i requisiti per rimanerci. Si tratta si contribuenti con volume d’affari limitato, che prima dava diritto al regime agevolato abbassando la media. Per dare l’idea: nel 2012 i soggetti in Regime dei Minimi sono stati il 42% in meno del 2011.

=>Regime dei Minimi e determinazione del reddito

Confronto pre-crisi

Ancor più emblematico è il confronto con le dichiarazioni precedenti alla crisi: c’è una vistosa diminuzione di dipendenti (-350mila) e un netto aumento di autonomi (+128mila). I pensionati sono diminuiti di 190mila unità (effetto riforma Fornero?) e ci sono 32mila piccole imprenditori in meno. Cos’è successo al reddito in questi cinque anni? Tenendo conto dell’inflazione (quindi in termini reali), il reddito degli autonomi è diminuito del 14,3%, quello degli imprenditori dell’11%, quello dei dipendenti del 4,6%. Si salvano solo le pensioni (+4,6%).

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