Stabilità o crescita? Un falso problema

di Redazione PMI.it

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Come garantire maggiore stabilità finanziaria e assicurare un flusso costante di investimenti a lungo termine alle PMI: analisi di Paolo Marizza* (Partner di Financial Innovations).

Scambiare punti di crescita con punti di stabilità finanziaria non è un trade off soddisfacente, anzi è controproducente. Per risolvere l’apparente dicotomia tra stabilità e crescita, politica e finanza devono dialogare consapevoli delle interdipendenze: la crescita genera stabilità e maggiore confidenza degli investitori nell’allocazione di risorse in investimenti a lungo termine.

Long Term Financing

La questione del rilancio del Long Term Financing richiede l’introduzione di innovazioni istituzionali e di mercato (normative, informative, comportamentali, finanziarie) coerenti per canalizzare il risparmio verso investimenti ad alta produttività sociale. In primis verso le PMI, facilitandone l’accesso al mercato dei capitali di debito. I dibattiti e le politiche sul Long Term Financing a cinque anni dall’inizio della crisi sono prigionieri di un impaludamento, frutto di sterili contapposizioni pseudo-dottrinali – in economia e finanza tra neo classicismo e neo keynesismo – che assomigliano più a guerre di religione che a confronti razionali e fattuali su cause e rimedi.

Gli effetti diretti ed indiretti di questa spesso malcelata situazione di stallo ricadono prevalentemente sulle fasce più deboli della società, le classi meno attrezzate a reagire e più colpite dal progressivo deteriorarsi delle condizioni economico-sociali. E sul segmento produttivo più esposto ai rischi finanziari e di liquidità: le PMI. In Italia questa situazione stà assumendo toni drammatici, foriera di aspettative nefaste per il prossimo, immediato, futuro.

Una delle questioni chiave che, se adeguatamente affrontate, possono invertire la drammatica deriva che il nostro Paese ha imboccato, ruota attorno al problema di come assicurare un adeguato livello di finanziamenti per investimenti a lungo termine per le PMI, fondamentali nel processo di rilancio dello sviluppo economico, dell’innovazione, della competitività e soprattutto della creazione di opportunità di lavoro. Data la limitata disponibilità di risorse pubbliche e di credito bancario, come si può migliorare lefficacia del sistema finanziario – i mercati , le istituzioni, gli strumenti finanziari – per canalizzare il risparmio a disposizione per il finanziamento di progetti di sviluppo per le imprese, soprattutto le PMI?

Ostacoli

La crisi del settore finanziario ha progressivamente colpito anche le banche “tradizionali”, che raccolgono depositi per reimpiegarli nell’economia delle famiglie e delle imprese, contribuendo in particolare a limitare il credito per le PMI (data l’elevata dipendenza delle piccole imprese da forme tradizionali di credito bancario). Questo problema è aggravato dal fatto che in Italia e in tutta Europa le PMI non hanno storicamente mai avuto un significativo accesso ai mercati del capitale, sia esso diretto o indiretto, ed in particolare ai mercati dei capitali di debito (inclusi i minibond introdotti dal Decreto Sviluppo).

Il nuovo contesto normativo-regolamentare delle banche post-crisi è ancora in evoluzione, ma ha limitato di fatto e stà vincolando l’offerta potenziale di finanziamenti alle PMI. Al contempo, il venir meno di un mercato delle cartolarizzazioni, a seguito della nota vicenda dei subprime (mutui ipotecari aggregati, impacchettati e venduti come nuova carta, appunto), in grado di mobilizzare sia l’ interesse degli investitori per le imprese sia la rotazione dei prestiti nei bilanci delle banche per un successivo reimpiego, rappresenta un’ ulteriore vincolo per l’ accesso delle PMI ai mercati dei capitali, in particolare a quelli di debito.

Soluzioni

Tuttavia, l’offerta di finanziamenti non è l’unico ostacolo che deve essere superato in quanto vi sono ulteriori problematiche connesse alla trasparenza delle operazioni di finanziamento/investimento, alla costruzione di un quadro di fiducia nei rapporti tra domanda e offerta di credito, alle necessarie campagne di sensibilizzazione, ai costi di istruzione e di emissione delle operazioni di finanziamento, inclusi i costi di raccolta di un set di informazioni appropriate sulle PMI.

Affrontare la sfida dei finanziamenti non bancari delle PMI comporta introdurre innovazioni normative, informative, comportamentali e finanziarie. In primis, il quadro regolamentare (Basilea 3, Solvency 2, ecc.) non dovrebbe generare potenziali ostacoli allo sviluppo di operatori, strumenti e mercati per il rafforzamento del finanziamento non bancario del settore delle PMI. Inoltre, il quadro fiscale e legislativo dovrebbe incorporare un forte orientamento al mercato degli investitori con misure volte a incentivare finanziamenti non bancari nelle PMI.

Affrontare l’attuale situazione richiede una serie di azioni coordinate che incoraggino il passaggio da un’eccessivo orientamento al breve termine di imprese ed investitori verso un’ ottica a più lungo termine di aumento della produttività industriale, sociale e quindi finanziaria degli investimenti.

  • Per la carenza di dati affidabili e strutturati sulle PMI e relativi costi di accesso per potenziali investitori, si potrebbe richiedere ai percettori dei finanziamenti e a chi riceve un sostegno finanziario pubblico di fornire situazioni economiche, finanziarie e patrimoniali annuali ad una piattaforma informativa indipendente (partnership pubblico-privato) che garantisca l’accessibilità e l’ aggiornamento di database web based.
  • Con riferimento al potenziale di sviluppo di strumenti finanziari innovativi come i minibond, affinchè non si limiti l’offerta ad una platea ristretta di PMI di elevata qualità (in termini di solidità, rating, modello di business, ecc.) si dovrebbe prevedere lo sviluppo ed il rafforzamento di un sistema di garanzie pubbliche, anche razionalizzando la frammentazione dell’offerta e degli operatori esistenti.
  • In materia di cartolarizzazione dovrebbe essere riconfigurato il trattamento normativo e fiscale, differenziando tra prodotti di qualità e più efficienti da un lato e veicoli di cartolarizzazione più rischiosi o speculativi , dall’altro.
  • Lo sviluppo di operatori specializzati nell’aggregazione di operazioni di finanziamento da parte delle PMI faciliterebbe altresì l’accesso ai mercati obbligazionari anche per operazioni unitarie di imposto contenuto.
  • Infine, una maggiore collaborazione e impegno tra le parti (imprese, associazioni industriali, enti di garanzia, investitori istituzionali, finanziarie pubbliche, ecc.) potrebbe favorire l’introduzione, la visibilità e lo sviluppo di operazioni di successo e di soluzioni credibili quali catalizzatori per la realizzazione di masse critiche di finanziamenti non bancari delle PMI.

Il processo di formulazione di un quadro di riferimento e di soluzioni adeguati richiede un ripensamento del rapporto tra la stabilità finanziaria e la crescita. Nel dibattito politico, economico ed istituzionale stabilità e crescita vengono spesso considerati come poli contrapposti in un gioco a somma zero o negativa.
Al contrario, dovrebbero essere meglio indagate le relazioni di interdipendenza che in modo sinergico contribuiscono alla realizzazione di obiettivi non conflittuali: garantire una maggiore stabilità del settore finanziario e assicurare un flusso stabile e costante di investimenti a lungo termine.

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* Paolo Marizza è docente DEAMS Univ. Trieste e partner di Financial Innovations, società specializzata nella consulenza sui temi di finanza e risk management alle Imprese ed alle Istituzioni Finanziarie.