Tribunale del brevetto europeo: Milano bocciata ma rilancia

di Barbara Weisz

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L'Italia insiste sulla candidatura di Milano a sede del Tribunale del brevetto comunitario e tenta di sciogliere il nodo sul trilinguismo, che penalizza le Pmi italiane.

Anche se bocciata come sede del Tribunale del brevetto unico europeo la proposta non è stata presentata entro il termine del 5 dicembre 2011, e le uniche cinque candidate della lista ufficiale restano Berlino, Monaco, L’Aia, Londra e Parigi – l’Italia non si arrende e rilancia la candidatura di Milano.

Enzo Moavero, ministro delle Politiche Comunitarie, aveva chiesto la riapertura dei termini ricevendo però risposta negativa, anche se – secondo la ricostruzione di EurActiv.it – l’Italia avrebbe risposto con una nuova missiva a cui non è ancora giunta risposta, confermando al Consiglio per la Competitività di Bruxelles la disponibilità di Milano a ospitare la sede della Corte dei brevetti.

I giochi sono dunque ancora aperti? Sta di fatto che il negoziato sul brevetto unico proseguirà fino  giugno, e quindi la partita potrebbe non essere chiusa.

In realtà sono due i capitoli caldi che riguardano l’Italia in materia di brevetti (e quindi di innovazione, volano strategico per la crescita delle Pmi): la candidatura milanese e la questione del trilinguismo.

Il trilinguismo dei brevetti, che secondo il testo approvato nel marzo dell’anno scorso al Parlamento di Strasburgo (contro il quale è rivolto il ricorso italiano) prevede che il brevetto unico europeo sia valido solo in tre lingue, francese, tedesco e inglese (una penalizzazione dunque per le aziende italiane, comprese le Pmi).

Moavero ritiene che la Corte di Giustizia si pronunci sull’utilizzo della formula della cooperazione rafforzata, che ha di fatto escluso l’Italia dalle lingue di default per il brevetto unico (la formula prevista dai Trattati di Lisbona consente di  aggirare l’unanimità): le contrarie Italia e Spagna avevano proposto due alternative: la sola lingua inglese, oppure l’inserimento anche dell’italiano e dello spagnolo.

Ma, spiega ora Moavero, la posizione dell’Italia sulla cooperazione rafforzata non impedisce di candidare una città italiana come sede della Corte. E ieri, 20 febbraio, il ministro ha rilanciato la candidatura del capoluogo lombardo.

Per il sindaco di Milano Giuliano Pisapia la candidatura di Milano testimonia il «ruolo fondamentale che riveste il capoluogo lombardo in tema di diritto industriale»; di una sede milanese del Tribunale dei brevetti beneficerebbe «non solo Milano, ma l’intero sistema industriale italiano» aggiungendo: «durante il recente incontro che ho avuto con il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ho potuto segnalare l’esperienza di Milano in questo campo e come ciò potrebbe offrire un prezioso contributo in ambito europeo e internazionale».