Riclassamento immobili in Catasto

di Noemi Ricci

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Riclassamento catastale: tutti i cambiamenti degli ultimi 10 anni dovuti al processo di revisione della classe e della rendita degli immobili in Italia.

In questi ultimi 10 anni la collaborazione tra istituzioni centrali e territoriali ha portato ad una revisione del classamento degli immobili nel Catasto e i risultati di questo processo sono stati resi noti nei giorni scorsi nel corso della Conferenza Stato-città ed autonomie locali che si è tenuta a Roma presso la sede del Ministero dell’Interno: a dieci anni dall’inizio del processo di riclassamento catastale il bilancio è positivo, evidenziando come la collaborazione sia la strada migliore da perseguire. Si tratta della procedura di revisione del classamento, ovvero della categoria e della classe, che comporta la variazione delle rendite catastali delle unità immobiliari.

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Normativa

A dare la possibilità ai Comuni di collaborare con l’Agenzia del Territorio (ora integrata nell’Agenzia delle Entrate) con l’obiettivo di rivedere il classamento e la rendita catastale degli immobili è stata la Legge Finanziaria 2005 (Legge n. 311/2004, art. 1, commi 335 e 336).

Più in particolare, il comma 335 prevede:

“La revisione parziale del classamento delle unità immobiliari di proprietà privata site in microzone comunali, per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato individuato ai sensi del regolamento di cui al d.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, e il corrispondente valore medio catastale ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, è richiesta dai Comuni agli Uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Per i calcoli di cui al precedente periodo, il valore medio di mercato è aggiornato secondo le modalità stabilite con il provvedimento di cui al comma 339. L’Agenzia del territorio, esaminata la richiesta del Comune e verificata la sussistenza dei presupposti, attiva il procedimento revisionale con provvedimento del direttore dell’Agenzia medesima”.

Mentre il comma 336:

“I Comuni, constatata la presenza di immobili di proprietà privata non dichiarati in Catasto ovvero la sussistenza di situazioni di fatto non più coerenti con i classamenti catastali per intervenute variazioni edilizie, richiedono ai titolari di diritti reali sulle unità immobiliari interessate la presentazione di atti di aggiornamento redatti ai sensi del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701. La richiesta, contenente gli elementi constatati, tra i quali, qualora accertata, la data cui riferire la mancata presentazione della denuncia catastale, è notificata ai soggetti interessati e comunicata, con gli estremi di notificazione, agli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio. Se i soggetti interessati non ottemperano alla richiesta entro novanta giorni dalla notificazione, gli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio provvedono, con oneri a carico dell’interessato, alla iscrizione in catasto dell’immobile non accatastato ovvero alla verifica del classamento delle unità immobiliari segnalate, notificando le risultanze del classamento e la relativa rendita. Si applicano le sanzioni previste per le violazioni dell’articolo 28 del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, e successive modificazioni”.

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Riclassamento a livello territoriale

Complessivamente la procedura di revisione parziale del classamento è stata attivata da 17 Comuni per un incremento totale della rendita catastale di circa 183 milioni di euro:

  • a Roma il riclassamento degli immobili ha portato alla revisione delle rendite catastali di 175mila immobili ubicati in 17 zone situate prevalentemente nel centro, eliminando di fatto le abitazioni classificate come ultrapopolari (A/5) e riducendo al minimo quelle di tipo popolare (A/4) ed economico (A/3). Nel complesso questa operazione ha portato ad incremento complessivo della rendita catastale di oltre 123 milioni di euro;
  • a Milano, a circa 30mila immobili è stata attribuita una nuova rendita catastale, per un incremento complessivo di circa 44 milioni di euro.

Per quanto concerne il comma 336, ovvero le incoerenze tra lo stato di fatto degli immobili e quanto censito in Catasto, tale procedura è stata attivata complessivamente da 1.300 Comuni ed ha portato ad un incremento di rendita catastale pari a circa 181 milioni di euro:

  • il Comune di Genova ha inviato nel triennio 2005-2007 circa 80.000 avvisi bonari, invitando i proprietari a regolarizzare la situazione del proprio immobile. Tale attività ha portato ad un aumento delle unità censite nella categoria economica (A/3) di circa 7.000 abitazioni e a un conseguente calo delle abitazioni di tipo popolare (A/4) e ultrapopolare (A/5) ;
  • a Roma sono aumentate in modo similare le abitazioni civili (circa 30.000 le abitazioni interessate) e si sono ridotte quelle popolari (di 20.000 unità);
  • l’attività svolta dal Comune di Torino ha portato ad un incremento delle abitazioni censite nelle categorie A/3 e soprattutto A/2, per un totale di circa 4.000 unità.

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