Prima centrale a fusione d’Europa con l’italiana Proxima Fusion

di Anna Fabi

2 Marzo 2026 11:36

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La startup di Francesco Sciortino ha siglato l'accordo per la prima centrale a fusione d'Europa. Nel consorzio Alpha Alliance ci sono anche due aziende italiane.

Costruire una stella in laboratorio entro pochi anni, su un sito industriale che fino a poco fa ospitava una centrale nucleare. Non è fantascienza: è la roadmap che Proxima Fusion ha messo nero su bianco firmando un memorandum d’intesa con il Land della Baviera, il colosso energetico RWE e l’Istituto Max Planck per la Fisica del Plasma.

L’accordo, formalizzato a fine febbraio, fissa l’obiettivo di costruire Alpha, il primo stellarator in grado di produrre energia netta in Europa. Dietro al progetto c’è Francesco Sciortino, il fisico italiano fondatore di Proxima Fusion e di cui PMI.it ha pubblicato l’intervista esclusiva che spiega in dettaglio l’intero progetto.

Lo stellarator Alpha che produce energia Made in EU

L’intesa segna il primo passo per trasformare la Germania (e l’Europa) in un produttore di energia basata sulla fusione nucleare. Un’ambizione che si inserisce nel contesto più ampio della competizione tecnologica tra Europa, Stati Uniti e Cina — dove la fusione è ormai trattata come risorsa strategica alla pari dei semiconduttori o dell’intelligenza artificiale.

Lo stellator di Proxima non richiede corrente elettrica per mantenere stabile il plasma, può funzionare in modo continuo senza interruzioni e, secondo Sciortino, è strutturalmente più adatto a diventare una macchina commerciale affidabile.

Alpha è il primo step: uno stellarator dimostrativo che dovrà raggiungere il bilancio energetico positivo del plasma (in parole semplici: produrre più energia di quanta ne assorba) in stato stazionario. Se funziona, si passerà a Stellaris, prima centrale commerciale, che dovrebbe allacciarsi alla rete entro il 2035.

Risorse per 2 miliardi tra pubblico e privato

Il costo complessivo di Alpha è stimato intorno ai 2 miliardi di euro. Il MoU firmato con la Baviera prevede un cofinanziamento regionale fino a 400 milioni, pari al 20% del totale. Proxima Fusion coprirebbe un altro 20% con capitali privati. RWE ha dato disponibilità a partecipare finanziariamente e metterà a disposizione il sito e la sua esperienza nella gestione di centrali e nelle procedure autorizzative.

Dalla fondazione nel 2023, Proxima ha già raccolto circa 230 milioni tra venture capital e fondi pubblici. Tra gli investitori figurano anche soggetti italiani: CDP Venture Capital, il Club degli Investitori e i fondatori di Satispay.

Nella Alpha Alliance anche due aziende italiane

Insieme al MoU, Proxima ha lanciato l’Alpha Alliance, un consorzio industriale che conta già oltre 30 aziende europee. Il suo scopo è garantire la catena di fornitura necessaria per costruire Alpha: materiali, componenti superconduttori, sistemi di integrazione, infrastrutture. Due dei partner sono italiani: Eni, (già impegnata nel progetto di fusione negli Stati Uniti con MIT, Google e Nvidia) e Walter Tosto, azienda abruzzese che produce componenti critici per i settori nucleare, petrolchimico e oil&gas ed è considerata un leader mondiale nella progettazione di reattori e serbatoi a pressione.

La partecipazione italiana non è casuale. La roadmap di Proxima si basa su un modello di partenariato pubblico-privato che assomiglia molto a quello con cui l’Europa ha costruito Airbus: condivisione del rischio tecnologico, filiere industriali distribuite tra più paesi, regia scientifica affidata alle istituzioni di ricerca.

La nota dolente è il gap di finanziamenti rispetto agli Stati Uniti: le startup europee di fusione hanno raccolto circa un miliardo di dollari, meno del 10% del totale globale. Alpha Alliance è anche una risposta a questo squilibrio — una dimostrazione che il modello europeo può competere senza copiare quello americano.

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La roadmap: tre tappe, 25 anni di piano

Proxima lavora con una pianificazione a 25 anni. Le tappe sono tre:

  • entro il 2027, il completamento del dimostratore hardware;
  • entro il 2031, lo stellarator Alpha in grado di produrre energia netta in stato stazionario;
  • entro il 2035, la prima centrale commerciale Stellaris connessa alla rete,.

Se la roadmap regge, Proxima Fusion sarebbe la prima azienda al mondo a portare la fusione nucleare nel mercato dell’energia. La prima con un modello europeo e con una base industriale distribuita tra paesi UE.