Il primo impianto industriale europeo per il recupero delle terre rare dai rifiuti elettronici nascerà in Italia, a Ceccano (Frosinone): il 16 giugno 2026 il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha autorizzato la realizzazione del progetto LIFE 22ENV-IT-INSPIREE, destinato a ricavare neodimio, praseodimio e disprosio dai magneti permanenti dei RAEE. A regime l’impianto tratterà fino a 2.000 tonnellate di magneti l’anno, per oltre 500 tonnellate di terre rare recuperate.
In sintesi:
- il MASE ha autorizzato la realizzazione del progetto LIFE 22ENV-IT-INSPIREE con decreto direttoriale della Direzione generale Economia circolare e bonifiche, il 16 giugno 2026;
- l’impianto sorge nello stabilimento Itelyum Regeneration di Ceccano, in provincia di Frosinone;
- la capacità a regime arriva fino a 2.000 tonnellate l’anno di magneti permanenti, per oltre 500 tonnellate di terre rare;
- il progetto è uno dei 47 selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Regolamento UE sulle materie prime critiche;
- l’obiettivo è ridurre la dipendenza dall’estero, dato che l’Unione importa dalla Cina il 90-95% delle terre rare.
Il processo di recupero delle terre rare nell’impianto di Ceccano
L’impianto recupera le terre rare dai magneti esausti con un processo a due stadi: prima il disassemblaggio dei magneti, poi un trattamento idrometallurgico a basso impatto ambientale brevettato dall’Università degli Studi dell’Aquila. La lavorazione scioglie i magneti permanenti NdFeB estratti da hard disk e motori elettrici a fine vita e separa neodimio, praseodimio e disprosio sotto forma di ossidi e carbonati, usando soluzioni acide organiche riutilizzabili fino a cinque volte. Si tratta dello scale-up industriale di una linea pilota già attiva a Ceccano, che trattava circa 20 tonnellate l’anno.
La capacità dell’impianto INSPIREE a regime
A pieno regime l’impianto tratterà fino a 2.000 tonnellate l’anno di magneti permanenti, per oltre 500 tonnellate di terre rare in uscita. È una quantità che pesa sull’intera filiera europea: la produzione annua continentale di magneti permanenti si ferma a 1.600 tonnellate, perciò il solo sito di Ceccano potrebbe alimentare una catena del valore del riciclo delle terre rare interna ai confini dell’Unione.
| Voce | Capacità annua a regime |
| Magneti permanenti trattati | fino a 2.000 tonnellate |
| Rotori elettrici smontati | 1.000 tonnellate |
| Terre rare recuperate | oltre 500 tonnellate |
| Magneti equivalenti | oltre 600.000 motori elettrici e ibridi |
| Produzione europea di magneti (confronto) | 1.600 tonnellate |
Materie prime critiche e dipendenza dalla Cina
Le terre rare sono materie prime critiche essenziali per automotive elettrico, eolico, elettronica e difesa, e l’Europa ne dipende quasi interamente dall’estero, con la Cina che fornisce tra il 90 e il 95% del fabbisogno. Dal 2024 Pechino ha introdotto controlli sulle esportazioni di vari materiali strategici, rendendo l’approvvigionamento una questione di sicurezza industriale prima ancora che ambientale. Il recupero dei magneti permanenti dal riciclo dei rifiuti elettronici diventa così una leva di autonomia per la manifattura nazionale.
Il Critical Raw Materials Act e i 47 progetti strategici
INSPIREE rientra tra i 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Regolamento UE sulle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act). Il regolamento, in vigore dal 2024, classifica 34 materie prime critiche, di cui 17 strategiche, e fissa per il 2030 valori-obiettivo non vincolanti: almeno il 25% del consumo annuo coperto dal riciclo e non più del 65% di ciascuna materia prima strategica proveniente da un singolo Paese terzo. L’autorizzazione del MASE riguarda la realizzazione dell’impianto, mentre la designazione della Direzione generale Economia circolare e bonifiche come punto unico di contatto nazionale accelera l’iter dei progetti di riciclaggio.
Le ricadute per la filiera industriale italiana
Per le imprese manifatturiere il recupero interno delle terre rare riduce l’esposizione alla volatilità dei prezzi e ai rischi di fornitura che gravano sui settori dell’auto elettrica, delle rinnovabili e dell’elettronica avanzata. Il viceministro Vannia Gava ha definito l’autorizzazione «un passo strategico per il futuro industriale del Paese», legando l’approvvigionamento di materie prime critiche all’autonomia tecnologica nazionale. Per le aziende del comparto, intanto, restano centrali gli obblighi sui RAEE per le imprese, primo anello della catena che rifornisce impianti come quello di Ceccano.